Dopo essermi riversata in corridoio guardandomi intorno come una sentinella per scovare i capelli rossicci e arruffati di Duncan, lasciai che la mandria di studenti mi guidasse fino a quando non riuscii ad intercettare effettivamente il suo visetto lentigginoso. Mi piazzai all'istante innanzi a lui➡
ciondolando avanti e indietro con le braccia legate dietro la schiena. Un sorriso speranzoso a troneggiare sulle mie labbra, che andò ad intensificarsi nel momento in cui quel manoscritto si palesò sotto i miei occhi brillanti. ⊰ Oh andiamo Duncan, mi conosci! Sai benissimo che io alle cose riservo tanta cura, soprattutto se non sono mie. ⊱ Accolsi il libro tra le mani, osservandolo con una certa soddisfazione, divorandolo con lo sguardo. Me lo portai istintivamente al petto, tirando un sospiro provato. Aaah... Non vedevo l'ora di leggerlo!
🐶
Nonostante fossi gelosissimo delle mie cose (dei miei libri soprattutto), ero contento di aver fatto un favore ad un'amica: doveva tenerci davvero tanto a quell'opera. Come biasimarla: ciascun lavoro di Shakespeare era un autentico capolavoro.
Nel momento in cui il libro scivolò nelle mani altrui, l'ennesima fitta s'impadronì della mia testa: emicrania.
Non sapevo come accidenti mandarla via, era da un paio di giorni che mi stava dando il tormento. Samael mi stava contagiando.
Posai un paio di dita sulla tempia, spazientito e non poco.
«Candace...»
Avrei voluto risponderle che ero a conoscenza della sua prudenza, e che perciò non mi sarei preoccupato più di tanto per Romeo&Juliet, ma in quel momento l'esasperazione ebbe la meglio.
«Non è che avresti una compressa? Ho un terribile mal di testa che non vuole abbandonarmi da un po'. Forse ho la febbre...»
O forse stavo pensando / troppo / riguardo a quello che era successo con Alyssa.
🐶
Nonostante fossi gelosissimo delle mie cose (dei miei libri soprattutto), ero contento di aver fatto un favore ad un'amica: doveva tenerci davvero tanto a quell'opera. Come biasimarla: ciascun lavoro di Shakespeare era un autentico capolavoro.
Nel momento in cui il libro scivolò nelle mani altrui, l'ennesima fitta s'impadronì della mia testa: emicrania.
Non sapevo come accidenti mandarla via, era da un paio di giorni che mi stava dando il tormento. Samael mi stava contagiando.
Posai un paio di dita sulla tempia, spazientito e non poco.
«Candace...»
Avrei voluto risponderle che ero a conoscenza della sua prudenza, e che perciò non mi sarei preoccupato più di tanto per Romeo&Juliet, ma in quel momento l'esasperazione ebbe la meglio.
«Non è che avresti una compressa? Ho un terribile mal di testa che non vuole abbandonarmi da un po'. Forse ho la febbre...»
O forse stavo pensando / troppo / riguardo a quello che era successo con Alyssa.