“Accettiamo l’amore che crediamo di meritare” ne è la frase trainante; quella che mi sono portata a casa e che ancora mi risuona, quasi fosse in contrasto con il titolo stesso del film “noi siamo infinito”. Perchè se è vero che accettiamo l’amore che pensiamo di meritare e quindi ci lasciamo condizionare dalla percezione limitante o rinforzante di noi, come facciamo ad ammettere che siamo infiniti e quindi dinamici, aperti al cambiamento e alla continua ridiscussione dei difetti che ci limitano nell’apertura e nella ricerca dell’altro?