pensavo ad una vecchia pratica, descritta in “ kintsugi ” ( 金継ぎ). sostanzialmente consiste nel riparare con l'oro alcuni oggetti andati in frantumi. in questa maniera ciò che viene rotto assume grande valore senza dover essere necessariamente accantonato; è interessante il lavoro finito. tu cosa vedresti? pezzi arrangiati incapaci ormai di combaciare, a discapito degli sforzi, o un profondo arricchimento?
나는 정말로 기다릴 수 없다 👉👈
in maniera indicibile.
mi manchi così tanto. torni spesso alla mia mente, al mio cuore, non li hai mai abbandonati, e aspetto con ansia di vederti tornare con la dolcezza che vedo non ha smesso di distinguerti. sei rimasto eroe ai miei occhi per cui non avere vergogna alcuna. pensi riusciremo a trovarci, ancora una volta? non ti ho dimenticato e non lo farò neanche in seguito. rimango a sperare.
componimenti giapponesi tipici del diciassettesimo secolo, haiku ( 俳句 ). sono componimenti dell'anima dove conta più il non detto, quello che si intende, rispetto a ciò che viene espresso. sono brevi e a mio avviso immediati. non mi perdo in spiegazioni tecniche, te ne lascio una traduzione.
mi volto
barcollando
solo il vento d’autunno.
non ti concederò il pensiero più bello che mi è stato dato. non posso far scappare anch'esso, non credi? mi rimane da solo e da solo me lo proteggo. non posso fare altrimenti per una serie di motivazioni però posso rivelarti una frase che puntualmente mi addolcisce e mi fa ridere.
hai presente quelle domande insistenti e insopportabili da cui non c'è via di scampo? quelle che forzano, che indagano a volte senza neanche vero interesse di fondo? sì? bene. ecco, qualcuno fu messo alle strette in una situazione simile e il soggetto del discorso divenni io. a un certo punto a delle insistenze particolari ( a mio avviso fuori luogo ) venne fuori con una semplicità disarmante che sono " una di quelle persone con cui ti scanni fino allo sfinimento ma di cui non puoi fare a meno mai. " e insomma - fu stato così inaspettato e piacevole e vero nella sua leggera ironia pungente che ricordo ogni cosa. riesco persino a vedermi dall'esterno, con un'espressione a metà tra la riflessione e l'affetto infinito stampata in faccia. fu un accettarmi. un accettarsi. un'unione che quando la paura mi prende, al ricordo mi dà sempre un po' di forza.
( 나는 우리 섬을 그리워한다 )
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non credo di poterti dare risposta, mi dispiace.
non averne uno, tanto per cominciare. mi basterebbero dei fiori e le poche persone a cui mi concedo senza meta, senza scopo se non quello di godere dei momenti. ridere fino a star male - varrebbe come " programma "?
scrivimi la prima cosa a cui pensi, sii spontane*.