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Anastasia Altair Bailey

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Eagle_Hawks’s Profile PhotoHawks
Hawks era il suo toccasana. La bella Anastasia vestiva quasi sempre panni fanciulleschi quando stringeva la mano del suo amato; il cuore le batteva arzillamente come la prima volta e si sentiva amorevolmente coccolata, viziata. Sapeva che con lui non doveva dimostrare niente, aveva la possibilità di sbagliare, aveva la possibilità di scegliere tanto quanto di non dover far nulla, giacché i sentimenti unanimi non sarebbero mutati.
Hawks era il suo Peter Pan e lei la giovane e ingenua Wendy alla scoperta di un mondo nuovo e incantato, verso l’incredibile isola che non c’è. Quella sera era dedicata solo a loro. La luna nel cielo rifletteva le loro innamorate figure, l’arietta appena pungente coccolava le loro pelli e il gratificante volo leggiadro del maggiore portava Anastasia in un bellissimo altrove.
Il tragitto fu più breve di quanto ella avrebbe voluto e tornati sulla terra ferma, al serafino perpetuava la sensazione d’essere tra le nuvole. Lì, dinanzi agli occhi di tutti quegli umani, lei era la fidanzata di Hawks, era l’amata di qualcuno e tutti lo sapevano, tenuta per mano dall’onnisciente Hawks. Le gote avvamparono d’un dolce rosso acceso, il medesimo rosso del vino che sgorgò dalla bottiglia per riempire il calice cristallino. Era un’esperienza del tutto nuova per la fanciulla; nonostante la sua famiglia fosse di tutto rispetto, in prima persona non si era mai concessa certi privilegi, e in fondo perché no, una volta tanto?
«È bellissimo» mormorò, prendendo la mano del suo amato da sopra il tavolo. Le portate principali furono subitamente servite: leccornie dal profumo intenso e accogliente, stimolavano l’appetito e la curiosità di Anastasia. Non si trattenne nemmeno un po’ e assaggiò, deliziata dall’esplosione di sapori che pervase il suo palato. Ad ogni assaggio, i suoi occhi brillavano e immediatamente cercavano il contatto di Hawks, desiderosa di condividere con egli l’entusiasmo. Una bambina per la prima volta al parco giochi, una bambina che per la prima volta assaggiava un colorato zucchero filato. Per quella sera non poteva chiedere di meglio – forse.
«Sai tesoro, anche se siamo delle creature, insomma, non so te, ma a me non dispiace questa vita.. un po’ umana con un tocco di classe, che pensi? Sai anche tu che la mia persona, una volta pronta, dovrà dividersi tra questo pianeta e la quattordicesima dimensione, è un dovere da cui non posso venire meno così come tu non puoi venire meno al tuo di compito. Ma ti amo, tu questo lo sai. Il mio amore per te è indiscusso e onnisciente» probabilmente era il vino che la incalzava ad aprire il suo cuore. Anastasia era sempre stata un po’ una romanticona, sotto l’influenza del suo adorato Hawks. Le toccava l’anima, le corde del cuore. Risuonava in lei. «Perciò ecco, ti andrebbe di compiere un passo in là, con me? Non ti chiedo molto, sono decisioni importanti, ma cosa ne pensi di una casetta soltanto per noi? Me e te..?» dolcemente la voce scivolò, riempiendo i palpiti ansiosi di Ana.

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knb11’s Profile PhotoArcangelo Michele
Si narra che quando la tua anima sta per lasciare questa dimensione, portata via dalla Morte, la mente riproduca ricordi.. i ricordi più belli e più significativi. Anastasia aveva tanto da ricordare e tra i suoi cari vi era anche Michele. In quel momento. un po’ inconsciamente, si chiese cosa mai la legasse a lui. Era forse influenzata dalla sua posizione? Dalla sua persona? Dal fatto ch’egli altri non è che il Santo Michele? Citato nella Bibbia, nelle storie, nelle anime... Eppure Anastasia aveva la certezza che nonostante tutto, mai si sarebbe fatta abbindolare dalla fama di un individuo, è giusto testare da sè. E allora? Anche priva di sensi la sua mente si era fissata sull’unica incertezza: Michele. D’altronde non si frequentavano da molto, ma a volte basta poco, un colpo di fulmine, che si scagli violentemente o dolcemente sul suolo, comunque sia si schianta e scuote, lascia la sua impronta. Ora che sta morendo... già, ma un serafino può davvero morire? Anastasia sarebbe veramente morta per mano di una creatura marina? I ricordi sfumarono via, come una mano che distrugge il disegno sulla sabbia. I sensi ripresero vita, il cuore a battere, e in lontananza nuovamente lui: la sua figura, la sua voce. Forse sorrise, Anastasia. Non che vi fosse realmente un motivo per sorridere; bisogna essere un po’ folli per accettare una verità del genere e la minore cercò di focalizzare la sua calma sul nobile gesto dell’arcangelo più che sulla violenta performance che aveva attuato solo per.. solo per..
«PERCHÉ» era bastato un attimo per indurre la giovane Anastasia a scatenare l’ira funesta di Dio sulla Terra. Gli stessi pescatori vennero investiti dalle energie negative ch’ella emanava dal corpicino. La sua aura, solitamente candida e pura, si colorò d’un nero cenere: probabilmente anche il diavolo avrebbe avuto timore, in quel momento.
Nel frattempo, l’equipe si stava dirigendo verso la terra ferma, dopo l’accaduto non aveva più senso continuare la gita. Attraccati al porto, senza permettere null’altro all’arcangelo, la ragazza ringraziò tutti quanti, afferrò Michele per l’orlo della felpa, e lontani da occhi indiscreti spiccò il volo – non c’era tempo per aspettare l’autobus, non c’era tempo e basta.
Durante il tragitto Anastasia non spiccicò parola e fece ben intendere allo stesso di non proferire né respirare, se voleva salva la vita. Ci mise meno di quanto avrebbe immaginato, atterrò nel retro della casa - tenendo sempre stretto a sé il maggiore - lo condusse nella casa e chiusasi la porta alle spalle, gli occhi celesti si tinsero di rosso: Dio dalle la calma perché se le dai la forza qui fa una strage.
«TI RENDI CONTO DI CHE COSA HAI FATTO?! PER QUALE ARCANO E INCOMPRESO MOTIVO AGISCI SEMPRE DI TESTA TUA? PERCHÉ NON PENSI? TI È TANTO DIFFICILE? DEVI SEMPRE MOSTRARE DI ESSERE IL SANTO MICHELE? SALVATORE DELLA PICCOLA E POVERA ANASTASIA? MA BRAVO MICHELE, BRAVO!» a volte rimane solo un’ultima cosa da poter fare per sopravvivere: fingersi morti.

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anastasiabaileyb’s Profile PhotoAnastasia Altair Bailey
[...]
Il terrore colorò le iridi del Serafino, che si ritrovò faccia a faccia con Michele, anch'egli fatto prigioniero dalla bestia marina. Era il suo territorio e loro l'avevano disturbato. Anastasia sentiva le forze abbandonarla completamente. Solo un ultimo atto: «salvami, ti prego»
Non sapeva se Michele fosse cosciente, se il messaggio lo avrebbe raggiunto. Ma si abbandonò, troppo stanca e quasi senza ossigeno.
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Lunanera90’s Profile Photo Lunanera90
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knb11’s Profile PhotoArcangelo Michele
Anastasia credeva di aver visto ormai ogni sfumatura dell'arcangelo. Ordunque, era certa che non ci sarebbero state altre sorprese da parte sua; poteva fidarsi è lasciar libera quell'anima pia in un oceano. Seppur chiuso in una gabbia, che male avrebbe mai potuto arrecare? Agli altri? Certamente nessuno! Ma Anastasia - giovane ingenua! - non aveva tenuto in conto la stupidità di Michele: la sua incolumità non valeva quanto la franchezza con la quale egli allungò la mano verso lo squalo; ed esso, ignaro di quanto si stava intavolando, era pronto al ristoro. Per fortuna di entrambi - squalo e arcangelo - un membro dell'equipe riuscì ad evitare un possibile scenario cruento, ma questo non placò l'ira funesta che bolliva nell'animo di Anastasia. Ebbene sì. Era fuori di sé, pronta a scatenarsi contro il maggiore. Non le importava più delle loro posizioni, lui stava superando ogni limite, metteva a dura prova la sua pazienza; non voleva dover soffrire a causa sua. Se non ci teneva lui alla sua pelle, lo avrebbe fatto lei, anche a costo di legarlo. Sembrava di guardare un film: Michele era piuttosto scaltro oltre che testardo come un mulo. La sua curiosità tramutò verosimilmente ad una vendetta: arcangelo vs squalo, chi vincerà? E fu chiaramente lo squalo, il quale vinse a tavolino, poiché mentre il maggiore si accingeva a sfoderare la sua essenza, venne meno alla sua inabilità di nuotatore e sprofondò, giù nell'oscurità. Desideroso dapprima di portare giù con sé Anastasia – ah! Ma lei che sapeva come sopravvivere, si salvò, limitandosi a guardarlo sprofondare, giù negli abissi, nell'oscurità.
Gliel'avrebbe fatta pagare, doveva starne certo!
Era stanca di perdere anni di vita per le sue sciocchezze. Non le dava mai ascolto e agiva sconsideratamente. Il suo cuore si stringeva, ma Michele doveva imparare la lezione; cosa poteva succedere nell'oscurità? Al massimo si scontrava con lo squalo: il pensiero attraverso fulmineamente la mente di Anastasia, e rapida si fiondò a ripescarlo. Troppo profondo. Troppo buio. Con sé non aveva nemmeno una torcia; più scendeva, più si sentiva soffocare, pesante.
La bombola dell'ossigeno iniziò a scandire il poco tempo: doveva trovare Michele e riportarlo in superficie; stava diventando una tragedia la loro gita. Era tutta colpa sua, di quella testa calda: se voleva comportarsi da bambino bastava dirlo subito, cosicché prendendo le dovute precauzioni, mai sarebbe successo.
Era una lotta con sé stessa e i suoi sentimenti.
Povera Anastasia! La pressione accumulata colpiva voracemente la lucidità della giovane.
Credette di non farcela. La sua mente agì d'impulso, istinto di sopravvivenza che cercò in tutti i modi di aggrapparsi al suo arcangelo: «Michele! Dove sei?!» il grido d'aiuto esplose nella testa dell'arcangelo, benché fosse troppo tardi. Un'onda d'urto scaraventò il corpo della giovane Anastasia, che fu stritolato dalla morsa di un tentacolo gigante: calamaro colossale.
[Pt.1]

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anastasiabaileyb’s Profile PhotoAnastasia Altair Bailey
[...]
e raggiunta l’altezza desiderata, un membro si avvicinò a noi, invitandoci ad entrare all’interno assieme agli altri. Tra loro, un ragazzo teneva una piccola attrezzatura simile ad una videocamera – molto probabilmente serviva per riprendere. Anastasia sentì l’adrenalina scorrere nel corpo e si aggrappò a Michele; se avesse potuto avrebbe mostrato un sorriso a fiocco, ma gli occhi brillavano anche nelle profondità.
Nella calma, un paio di grandi squali giunsero nelle vicinanze, mostrando la loro maestosità: non sembravano aggressivi, non per il momento almeno. Uno di questi si fermò dinanzi ai due e Anastasia avrebbe giurato che stava puntando Michele.
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knb11’s Profile PhotoArcangelo Michele
È proprio quel turbine di emozioni a renderti una persona migliore, a farti assaporare il senso dalla vita, l’istinto di voler urlare al vento di essere libero. Forse non era un gesto che avrebbe compiuto Michele - sebbene, passo dopo passo, abbia saputo sorprenderla - ma Anastasia sentiva il petto formicolare al solo pensiero. Era proprio quel tipo di sensazione che desiderava fargli vibrare nel corpo, nascere dalle viscere, incredibilmente potente: chi dice che gli angeli non possano farsi uomini? Solo perché non è mai successo, questo non ovvia l'impossibilità anzi... angelo ribelle Anastasia, ma senza mai disubbidire al suo onnipotente Dio – e sapeva che lui, dall’alto, la guardava, li guardava, con estrema fierezza! Che sia questo il senso della loro coesistenza? La ragazza non concesse più domande al suo subconscio, non per quel giorno almeno, non per il momento. Era rivolta unicamente a Michele e al suo status. Sì, quel sorriso... quel dannato sorriso! Ragazzo ruffiano.
«Sarà meglio andare allora, o ci lasceranno qua» commentò la minore. La barca non era un transatlantico anzi, effettivamente vista solamente da fuori poteva considerarsi una vecchia che cadeva a pezzi, per nulla affidabile; ma il vecchio pescatore la vedeva come una donna da guerra – e si sa che le donne in guerra fanno più pura di un soldato con un AK77. Era un carro armato, una signora con segni di guerra e di esperienza. Aveva solcato mari burrascosi, tempeste improvvise, onde chilometriche e sempre era tornata a casa. Il vecchio pescatore avrebbe affidato la propria vita a quella barca e altrettanto i membri dell’equipe che accettavano di farsi trasportare dal mezzo. I due angeli non potevano essere da meno. Ma ora l’esperienza si faceva più grande, stavano diventando piccoli pesciolini in un oceano enorme; che effetto fa?
«Come ti senti Michele?» domandò. Richiesta di soccorso troppo tarda, l’arcangelo si era già tuffato: ma come? Quando era diventato così temerario? Non era lui quello che non sapeva nuotare e che temeva di affogare? Anastasia non ci pensò due volte a farsi battere da quel teppistello con l’aureola, e indossata per bene l’attrezzatura, raggiunse il moro in un batter d’occhio. La sua entrata fu leggera come una piuma ma l’acqua la fece immediatamente prigioniera. Là sotto il mondo è estremamente differente, si aprono porte ingestibili. Un aldilà parallelo, schiacciante ma al contempo gratificante.
Gli occhi esploravano di ogni. Il mare aperto è qualcosa di indescrivibile e benché non fossero dinanzi alla barriera corallina, capolavoro naturale, gli esseri viventi che abitano gli oceani sono comunque arte. Non avevano più grande modo per comunicare i due angeli, ma l’espressione stupefatta e meravigliata di Michele, rimase furtivamente impressa nella memoria di Anastasia. Dentro si sentiva talmente appagata da dimenticare ogni minimizza. In quel momento, una grossa cella squarciò le acque facendo il suo ingresso [...]

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knb11’s Profile PhotoArcangelo Michele
Anastasia aveva assodato, nel suo, che le cose belle risiedono sempre nei piccoli gesti. Non v’è bisogno di regalare la luna per rendere felice qualcuno, basta il pensiero fatto con il cuore. Il mare non era proprio un dono che Michele avrebbe potuto portare a casa con sé, ma l’esperienza della prima volta e l’ebrezza dell'avventura, non gliel’avrebbe tolta nessuno. Anastasia sapeva bene cosa volesse dire entrare in contatto con l’acqua del mare, un mondo totalmente diverso sia dal cielo che dalla terra: è tuttavia capace di suscitare emozioni e sensazioni ignote e incomprensibili. Michele era senz’altro abituato al cielo; si poteva definire il mare un cielo in terra. La giovane ragazza guardava l’arcangelo dall’angolo dell’imbarcazione: sembrava un bambino appena uscito per la prima volta da casa; in quelle sue prime esperienze, non riusciva a smettere di paragonarlo come tale. Risvegliava in lei una moltitudine di sensazioni, un fragoroso toccasana dal quale non aveva intenzione di sottrarsi. Sorrise e lo raggiunse sul bordo della barca. Il vento svolazzava tra i suoi capelli, muovendo all’aria la lunga chioma argentea. Essa era pungente, odorava di sale e onde canute.
Gli sorrise, semplicemente, affiancandolo. Fu lui a prendere parola, a intavolare i suoi pensieri, esprimerli in agrodolce confidenza. Gli occhi di lei si incastravano in lui, mentre lui si guardava intorno, guardava / lei / come se quello fosse il loro primo incontro; ma Anastasia non sentiva più il disagio appesantirle le spalle anzi, era piacevolmente colpita da come riuscisse a creargli lo stesso effetto. Tuttavia Michele dev’essersi perso nei suoi pensieri, poiché l’avvinghiarsi a lei come un bambino minacciato, pose dubbiose domande al povero animo della giovane. Era visibilmente imbarazzata e al contempo allibita, colta impreparata; non sapeva come reagire, cosa dire o fare. Anche se non sempre era veloce a decifrare il momento, Ana era piuttosto scaltra e collegando i pezzi del puzzle, comprese la dovuta preoccupazione dell’arcangelo. Al che sorrise, avvolgendo sofficemente le braccia attorno a lui, trasmettendogli conforto e sicurezza. «Non ti preoccupare, non ti lascio. Sei proprio un bambinone eh. Tanto grande e grosso, l’angelo della morte, il santo Michele.. e hai paura di un po’ d’acqua?» sapeva burlarsi di lui come di pochi, ma il tono della voce che scivolò dalla sua bocca era pacato e confortevole, pieno di ogni forma di sicurezza.
«Hai mai assaggiato l’acqua dell’oceano?» gli chiese, ridacchiando. A spese sue aveva constatato avesse una percentuale salina diversa paragonato al mare, e anche l’intruglio degli abitanti marini contribuiva a rendere l’acqua dell’oceano differente. «Ormai siamo in mare aperto, lontani dalla riva» e proprio in quel momento, il capitano della nave ordinò ai suoi uomini di iniziare e preparare gli attrezzi per l’immersione e la pesca: due piccioni con una fava.
«Cosa vuoi fare Michele? Immergerti o pescare come i veri uomini?»

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Eagle_Hawks’s Profile PhotoHawks
Hawks era una bomba ad orologeria che sapeva influenzare febbrilmente la pudicizia di Anastasia e lei in primis non riusciva a sottrarsi, non voleva. Quando incontrava la bocca del suo amato, si abbandonava al flusso e alla corrente che giungevano al suo cuore palpitante. Era una morsa che risucchiava tutta la sua linfa vitale, ma l’energia positiva che calava su di ella era imparagonabile.
«È una femmina. Sai, dovrebbe nascere presto» rispose sorniona. Dopo i baci si beava della sua voce, costantemente avvolta dal calore del maggiore. Erano quelli gli istanti che più apprezzava, che si adagiavano nel suo cuore, che tatuavano i suoi tarli e che precedevano una notte di fuochi d’artificio. Hawks sapeva soffiare pungentemente al suo orecchio, non si era mai sottratto alle frecciatine e nella sua mente viveva una fiamma ardente di passione. Non che per la giovane Anastasia fosse il contrario, ma la sola idea di potersi esprimere così liberamente la imbarazzava al solo pensiero. Si trattava di loro due, ma era comunque una concezione al di là delle sue volontà idilliache. Ma sorrise al maggiore, accettando il suo invito galante – anzi, tutti i suoi inviti. A quel punto si alzò in piedi e allungando la mano al biondo, lo incalzò a fare lo stesso. Quel loro momento... si concesse un secondo e cingendo il busto del maggiore, vacillò nel suo abbraccio, posando la bocca sul suo mento in un affettuoso bacio. Il profumo accogliente di Hawks la investiva come un toccasana; era sempre stata goliardica quando si trattava di lui e sottrarsi ad una tale beatitudine eterea sarebbe stato folle.
Lo sognava, non c’era che dire! Poggiò il capo sul suo petto, in ascolto del suo cuore battente: lei era così che lo amava; prendeva da lui le parti istintive e spesso ignorate, mentre di sé concedeva tutto ciò che lui desiderava.
«Allora, dove mi porti a mangiare?» chiese in un velato sussurro, ancora ferma nella stessa posizione. Si dedicò tuttavia a sfiorargli le braccia, a intrecciare le dita alle sue, a emettere ammiccanti effusioni solitamente tacite e assopite. Anastasia era pacata e silenziosa, si faceva trasportare e mai trasportava, ma erano stati lontani per così tanto che averlo lì finalmente le suscitò il timore di perderlo nuovamente. Era un oggetto prezioso, un diamante raro... non era ancora pronto per vederlo spiccare il volo. Egoisticamente, preferì stringerlo e inebriare di lui quanto più poteva, come il profumo nuovo di un fiore.
Alla fine si sciolse da quella morsa, permettendogli di esporre il piano di quella meravigliosa e magica sera. Anche la luna pareva essere curiosa del romanticismo solenne espresso da Hawks. L’amore è capace di mille cose e Anastasia in primis avanzava per quell’avventura. Era solvata di non essere sola in quel viaggio, bensì accompagnata dal suo amato.
Era platonicamente dipendente da lui.

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anastasiabaileyb’s Profile PhotoAnastasia Altair Bailey
[...]
Il tragitto fu lungo ma non estenuante. Ne valse la pena. Quando scesero alla loro fermata, un odore pungente di acqua salata e pesce fresco investì i loro olfatti, travolgendo quel senso di quotidiano soliti respirare. E dinanzi a loro un bellissimo panorama, che accompagnava i mercanti e i pescatori. Erano tutti laboriosi, chi era appena tornato da una pesca, chi smistava i pesci, chi si concedeva un’insolita colazione e chi si stava preparando a partire. Un signore li raggiunse: un uomo di mezza età, con un berretto malconcio sul capo e una giacca a vento gialla, con dei terribili pantaloni di jeans sgangherati e degli alti stivali verdi petrolio; puzzava insopportabilmente di pesce. Anastasia gli sorrise allegramente, salutandolo con la mano; l’uomo ricambiò il gesto e così facendo mostrò la sua dentatura alquanto mancante ma il sorriso sincero raggiunse l’animo benevolo di Anastasia.
«Che bello vederti» disse la ragazza all’uomo ed egli ribatte lo stesso, alzando il berretto in segno di saluto.
«Possiamo unirci?» chiese ella, lanciando una veloce occhiata a Michele per poi rivolgersi direttamente a lui: «Che dici, ti andrebbe un giro in mare?» chiese sorniona. Il pescatore si abbandonò ad una risata divertita per poi presentarsi direttamente.
M: «Io sono Momotaro e quella è la mia bellissima barca, la Moby dick» un nome super utilizzato per le barche ma questo Michele non lo sapeva - forse!

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https://ask.fm/knb11/answers/166002203141

knb11’s Profile PhotoArcangelo Michele
Michele si era rivelato più accondiscende di quanto si aspettasse, e la scelta di latte e cacao la sorprese ma non più di tanto; doveva aspettarselo. Considerandolo come un bambino, quella era la scelta più scontata da prendere. Trascorsero un’appagante colazione e fu felice di condividerla con lui. Quella mattinata sembrava essere iniziata proprio bene. Nella sua testa, Anastasia progettava la loro giornata. Era piuttosto indecisa sul da farsi, ci teneva a poter stupire Michele, ci teneva davvero a mostrargli le cose belle dell’essere umano, più che della natura stessa, luogo che il Padre loro aveva creato con tanta cura. Sapeva che se si fosse permessa a mostrargli il mondo avrebbe solo commesso uno sbaglio: cosa fa l’uomo di meritevole? In quel momento le si accese una lampadina e la sua reazione funse più da risposta alla domanda di Michele, il quale non si interrogò sul quanto. Ana preferì lasciare in stallo la situazione, se andava bene a lui, andava bene anche a lei. Ma il sorriso che seguì i complimenti dell’arcangelo, fu veritiero e sincero, devoto ad un ringraziamento silenzioso ma pur sempre vivo e palpabile. Anche Michele sapeva essere ricco di sorprese, ci aveva sempre creduto a riguardo e trovare il riscontro l'appagò dentro. Una volta terminato il ristoro, entrambi si aiutarono a sistemare ; erano affiatati e unanimemente disposti, Anastasia non fu mai tanto felice come in quel momento. Sapeva apprezzare i piccoli gesti e probabilmente anche Michele condivideva la sua stessa sensazione e non indietreggiò nel mostrarlo. Colse la ragazza alla sprovvista con il suo gesto, ne rimase imbarazzata e congelata. Il dito dell’arcangelo risultò morbido al tatto e la sfiorò con delicatezza; nel tocco non vi era alcuna forza, come se di lei stesse tangendo la pagina di un libro sacro. Gli occhi celesti di Ana brillavano e lo guardavano timidamente, da dietro le lunghe ciglia nere. Da lui giungeva uno status quo, pacato e armonioso, come l’aura di un angelo custode. Non disse nulla lei, si limitò ad annuire alla sua affermazione, ma non poteva sottrarsi a quanto accaduto che seppur piccolo e insignificante, la segnò prosperosamente. Nel frattempo, anch’ella si preparò e una volta pronti entrambi, lasciarono la dimora, uscendo insieme alla luce del giorno. Il sole era alto nel cielo ma non abbastanza da scalfire prepotentemente sulla pelle. Il cielo era sereno, solo qualche nuvola ma nemmeno tanto fastidiosa.
«Rallegrati, oggi non prenderemo nessuna metropolitana» affermò la giovane, iniziando a camminare. Tuttavia, il suo bel sorrisetto poteva contraddire.
«Ma prenderemo l’autobus» aggiunse, qualche minuto dopo. Di fatti si fermarono ad una fermata dell’autobus e attesi un altro paio di minuti, ecco salire sul mezzo di trasporto; Ana pagò i biglietti e prese posto, cedendo al maggiore la visuale sulla strada. Poteva essere un viaggio più tranquillo rispetto alla metropolitana. Destinazione: porto marino.
[parte 1]

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Eagle_Hawks’s Profile PhotoHawks
Le braccia virili di Hawks avvolsero il corpo esile della fanciulla e nuovamente sentì rinascere dentro di sé quell’emozione lontana, per nulla dimenticata, ma malinconica. Il cuore riassaporò la dolcezza dell’amore, sfamandosi del sentimento battente del maggiore. Anastasia chiuse gli occhi, sorridendo. Il respiro caldo di Hawks si posava sulla pelle rosea della minore e un fremito piacevole pizzicò le sue membra. Le mani carezzarono amorevolmente le braccia del suo amato e si beò della sua voce matura, musica per le sue orecchie.
«Nulla ha più importanza ora che sei qui» pigolò, sfregando la testa contro quella di Hawks. «Mi sei mancato tanto anche tu» ammise. Sentì un forte senso di completezza esploderle nel petto e scaldarla, come solo il suo amato Hawks sapeva fare.
Aaah! Che mancanza estenuante che aveva dovuto sopportare! Così lontana dalla persona che amava. Potè comprendere l’assenza distante dei suoi genitori, l’affaticamento nel condurre le giornate e sentire il tempo scandirsi lentamente.
Ma lui ora era con lei, avvolti dal loro sentimento, avvolti da un concitato amore idilliaco e nulla avrebbe spezzato il magico ritorno. D’altronde non può piovere per sempre.
La notte era tornata a splendere, come l’angelica luminescenza che aggravava sul giovane serafino.
«Raccontami Hawks... cosa hai fatto in questi giorni? Voglio bearmi della tua voce» il vento soffiò più forte e il placido amore di Anastasia arrivò presto a premere sulle sue labbra e invitata da un esasperante desiderio, si concesse prima di avvolgere la sua bocca su quella del maggiore, sancendo un bacio. Cercava la lingua del suo amato e insieme vi danzava lentamente, sebbene carica di passione e di volontà frizzante. Ancora tenuta stretta in quella morsa, sciolse il suo bacio e aprendo gli occhi incontrò quelli del suo adorato; le gote appena tinte di rosso, sfumava sugli zigomi, risaltando il color celeste dei suoi occhi. Abbassò lo sguardo, inebriandosi del profumo pungente del maggiore, condendogli la parola e il permesso di poter partecipare ad una cullante serata. Anastasia non desiderava null’altro se non poter giacere ancora per molto con lui. Le andava bene anche così, ramificarsi in quell’unione, sotto il volere di forze superiori. Ogni volta si avvicinava sempre più alla verità sull’amore, un’emozione che non ha voce.
Fu come catturare con le mani le onde canute del mare, e ammirarle sguazzare e spumeggiare sui palmi. Non esisteva attimo più frenetico del loro. Si immedesimò in un lieto romanzo adolescenziale, scritto da parole femminili e cariche di sentimento, cariche di vocabolari rosa e strette ansimanti.
«Ah anche io ho una notizia, prima. La mia mamma è ancora incinta. Arriverà un altro componente nella mia famiglia. Sono così felice!» e la sua gioia apparì nei suoi occhi, medesima a quando incontrò il volto di Hawks dopo una lunga assenza.
Ora poteva davvero bearsi di quell’attimo e del suono antiquato del suo amato.

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knb11’s Profile PhotoArcangelo Michele
Le luci del sole filtrarono dalle finestre, tiepide e accoglienti, come le carezze di una mamma. Avvolgevano dolcemente il corpo della giovane Anastasia, leggiadro come la seta. Aprì gli occhi e un tornado di sensazioni investirono il suo buon animo. Si sentì sopraffatta. Dedicò una preghiera al suo amato Dio, e indossata la lunga vestaglia candida, uscì dalla stanza per iniziare quel giorno come un / buon / giorno. La sua stradava conta una volta, incrociò quella di Michele. All’unisono si ritrovarono sulla soglia della porta, occhi negli occhi, stanchi e riposati, carica di emozioni e incertezze.. Anastasia gli sorrise lievemente, accennando un cenno con il capo.
«Buongiorno a te» mormorò. «Hai dormito bene?» chiese successivamente, chiudendosi la porta alle spalle. Il sorriso ancora presente sul volto, donava un’atmosfera angelica alla sua aura. Era etera anche di prima mattina. La sua lunga chioma argentea, cascava da davanti alle spalle e le palpebre ancora socchiuse non peccavano sul suo sguardo profondo. Lo invitò a seguirla nella cucina, e in quanto ospite lo fece semplicemente accomodare alla tavola o se più gradiva, guardarla preparare la colazione. Era il pasto della giornata che più amava, dove poteva permettersi di mischiare dolce e salato senza alcun riguardo. «Preferisci del the, caffè o semplicemente del latte? È una domanda che non fa più nessuno, come se bere latte bianco fosse passato di moda. E dire che è così delizioso, con del caco in polvere poi! Il tocco perfetto!» disse, mentre frustava energicamente l’impasto per i pancakes allo yogurt. Dal frigorifero prese un po’ di frutta fresca di stagione, direttamente raccolta nei boschi: more, lamponi.. frutti di bosco! Sulla tavola, invece, apparecchiò con del burro, del pane in cassetta, marmellate e sciroppo d’acero, questo non poteva certo mancare con i pancakes! A parte, invece, per peccare di gola quella mattina, azzardò anche dei French toast con pan brioche di base, e un uovo all’occhio di bue cotto alla perfezione, con scaglie di bacon croccanti. L’aria della casa si era impregnata di un profumo invitante, variava tra il dolce ed il salato! Anastasia si ritrovò più che soddisfatta del suo risultato e portò il tutto in tavola: fu un’attesa che ne valse la pena! Aggiunse spremuta d’arancia rossa e succo all’ace, la pila di pancakes per lui e per lei, e le bevande calde da accompagnamento. Infine si sedette.
«Ho lo stomaco che brontola dalla fame! Avanti, mangiamo!» prima si concesse silenziosamente una preghiera di ringraziamento e subito dopo si completò la sua colazione, aggiungendo sciroppo d’acero e mirtilli ai suoi pancakes.
«Non fare complimenti Michele, prego! Mangia tutto ciò che più ti aggrada e se desideri altro, basta farmelo sapere. Non sono chissà che grande cuoca ma talvolta mi diletto. Sai, la sorella di mio nonno è molto brava a cucinare. Quando si vuole gustare qualcosa di sublime e afrodisiaco si va da lei! Una vera delizia per il palato!»

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anastasiabaileyb’s Profile PhotoAnastasia Altair Bailey
La notte del giubileo le aquile si alzarono in volo, mostrando agli occhi degni la loro somma magnificenza, inglobando l’assoluta potenza e benevolenza del Dio Onnipotente. I cieli si aprirono e i venti soffiarono dai quattro punti cardinali, incontrandosi al centro, ove la Terra ebbe origine, ove l’inferno si creò e dove il regno delle discordie ebbe inizio. Al di là del firmamento, al di là del sottosuolo. Al di là di ogni cosa si erge una scaglia di umanità e conoscenza, un pomo d’Adamo dal quale redimersi. L’essere umano è stato esiliato sulla terra per i suoi peccati, e Anastasia è divenuta membro di questa società per imparare. Ha conosciuto tante forme, di cui alcune le ha provate sulla sua pelle, si è marchiata di esse e di tali sfumature si è dipinta le membra, mostrandosi alle genti senza vergogna.
L’amore fu una di queste.
Non si sa perché gli angeli, in quanto creature perfette dopo Dio, ignorino le vibrazioni del cuore. Anastasia era cresciuta più come una qualunque ragazza che come un serafino di dovuto rispetto. Lei era speciale, speciale nella sua plasmazione e speciale nel suo cuore, nel suo animo. Raccoglieva fiori e intrecciava il loro intruglio profumato, galvanizzandosi di quell’aroma sopraffina e dalla nota pungente, come un vino invecchiato a dovere. Si trattava di un retrogusto malinconico... oh, quel vuoto nel petto non riusciva a colmarlo.
Ammirava l’orizzonte su di una terrazza della città, seduta ai bordi ad ammirare dall’alto il mondo muoversi incondizionatamente e proseguire senza sosta. Le persone hanno occhi per guardare ma sono pochi, rari, quelli che si soffermano realmente a guardare; se tutti lo facessero, coglierebbero scorci e angoli di questo pianeta che addirittura al Creatore potrebbero essere sfuggiti. Ma per quanto Anastasia amasse l’essere umano, aveva la consapevolezza che questi non sarebbe più stato capace di guardare con gli occhi e con il cuore. Erano ciechi, tutti loro, e si perdevano le bellezze della natura sublime.
Sospirò. Un paio di uccelli si adagiarono al suo fianco. Lei li guardava: erano di un bianco puro da fare invidia. E il piumaggio invitante sapeva già di morbidezza al solo sguardo. Sembravano essere portatori di belle notizie, di una nuova riconciliazione, di un legame mai perso ma solo ritrovato e così per sempre. Il sospiro di poc’anzi fu seguito da un dolce sorriso ammaliante e il vento si alzò, scompigliando la lunga chioma argentea di Anastasia. Un profumo d’amore e di casa pervase le sue narici e un tepore accogliente le solleticò le membra, adagiandosi su di lei come un velo leggiadro. Si chiuse in una morsa e solo allora, come se sentisse di non essere più sola sulla cima di quel mondo, si voltò e lui era lì accanto a lei.
Il viso nuovamente incredulo della ragazza, manifestò differenti singolarità di emozioni, che si intrecciavano come filamenti di un fiore e si ramificavano nell’aria del mondo.
«Bentornato» mormorò allegramente, mostrando il suo sorriso più bello.

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knb11’s Profile PhotoArcangelo Michele
Dicono che gli occhi siano lo specchio dell’anima. Una visione bellica e letizia, sotto certe vesti persino veritiera. È grazie agli occhi se si può vedere, e in quale posto migliore può dimorare il riflesso dell’anima se non nei due scrigni visivi? Ma Anastasia aveva imparato a non cadere tanto facilmente nell’ovvietà: come si può tenere tanto facilmente in mostra qualcosa di così umile e sacro come l’anima? La si potrebbe tangere e distruggere con la medesima facilità con cui si distrugge il petalo di una rosa. Fu nell’abbraccio con Michele che il serafino comprese una verità assoluta. Fu forse la mano dell’Onnipotente, scesa su di lei, a rivelarle tale segreto e si strinse dolcemente al maggiore, al punto da percepire il respiro caldo di egli soffiarle sulla pelle. L’anima è nascosta da noi stessi, l’anima si manifesta solo a chi ne è meritevole... e sfiorare l’anima di Michele valeva dire amare di un amore incondizionato e vivere di una vita splendente. Le falene sono attratte dalla luce poiché prima o poi, si è destinati a tornare alla fiamma primordiale, polvere alla polvere cenere alla cenere. Anastasia si sciolse dalla stretta e sorrise, flebilmente e timidamente. Il viso arrossato esprimeva i suoi sentimenti e le sue emozioni, senza la necessità di dover recitare futili parole funeste e superficiali. Non esistono le parole giuste per esprimere la grandezza che ha provato nel potersi beare di quell’abbraccio, umano e sincero. Vi sono verità, nella vita, che non possono essere accettate e altre che non si vogliono accettare, nonostante la consapevolezza. Se si ha il privilegio di poter essere chi si vuole, perché mai doversi sottrarre ad un incalzo libertino? La giovane accompagnò Michele nella sua stanza; profumava di lavanda e ginepro, o più semplicemente l’aria era impregnata di quegli odori.
«Quello è il letto su cui dovrai dormire. Anche se ora ti sembra impossibile da fare, ti basterà chiudere gli occhi. vedrai che anche il tuo corpo crollerà. Se hai bisogno di qualcosa ormai conosci le stanze, fa’ come fossi a casa tua» e gli sorrise, invitandolo a distendersi tranquillamente e a sistemarsi secondo le sue comodità. «Ti auguro una buona notte! Io sono qui nella stanza accanto. Per qualsiasi cosa non disturbarti - anche se dubito che tu conosca questa parola» Anastasia ci rise su, nonostante la verità di fondo. Lo aveva accettato così e le andava bene; in fondo trovava divertente avere a che fare con lui, nonostante le perpetue incomprensioni che andavano ad accavallarsi incomprensibilmente. Socchiuse la porta alle spalle e si congedò nella sua, crogiolando esausta sul suo letto. Fissava il soffitto, senza pensieri, senza immaginazione. Il più bianco soffitto, vuoto e incondizionato. Morfeo l’accolse tra le sue braccia e si addormentò profondamente, lontana dai suoni della Terra, lontana da ogni critica. Solo lei e i dolci sogni notturni. Fino al mattino dopo, fino al sorgere del sole, di una nuova giornata, di una nuova esperienza.

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[role pt.2 to : @knb11 ]

anastasiabaileyb’s Profile PhotoAnastasia Altair Bailey
[...]
«Quindi non ti chiederò scusa per lo schiaffo e nemmeno per le mie urla. Che ti serva da lezione Michele, qualche volta fa bene anche a te essere messo in riga. Non devi più pensare come un angelo ma come un essere umano e dato che ti sei impegnato in questa storia, come tale verrai trattato e come tale dovrai comportarti tu» gli esseri umani sono speciali, individuo dopo individuo. Ognuno è stato plasmato diversamente, ognuno si cresce come meglio ritiene. C’è chi intraprende strade sbagliate e le persegue fino alla morte. C’è chi nel corso del cammino commette piccoli errori, incidenti che poi non sono così irrimediabili. C’è chi si smarrisce ma poi ritrova la luce. Nessuno è perfetto. Non lo è l’essere umano e non lo sono nemmeno gli angeli. Il bello è proprio questo: si dice che il mondo è bello perché vario, e da essi si può imparare qualcosa che gli angeli non hanno mai avuto la possibilità di scoprire, come i sentimenti. «Vuoi provare qualcosa di assoluto Michele?» gli chiese e senza attendere una reale risposta, lo abbracciò. Si tratta di quei gesti alla quale non va fatta reale richiesta se non in momenti particolari. Gli abbracci sono belli se sinceri e spontanei, sentiti. «Questa è una violazione di spazio piacevole. È difficile capire le persone, essere umani, no? Ora goditi questa stretta, stupido_ di un Santo arcangelo» mormorò debolmente le sue parole, e rimase conserta a lui per un po’ perché era così che voleva stare, era così che voleva trasmettergli una parte di sé. Talune volte le parole non raggiungono il cuore e perciò bisogna agire spudoratamente.

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knb11’s Profile PhotoArcangelo Michele
‘’Dio dammi la pazienza perché se mi dai la forza qui faccio una strage.’'
Anastasia ancora non riusciva a capacitarsi di quanto accaduto poc’anzi. Nella sua testa, attualmente, non riusciva a trovare scusa alcuna per poter giustificare le azioni di Michele. Tra tutte le cose che poteva fare, quella era stata la peggiore, forse; meglio non lanciarsele certe maledizioni. Oh Dio, se puoi, aiutala tu, cala su ella la tua saggia mano e illuminala della tua onnipotenza e immensità, tu che sei onnipresente, almeno per questa volta, sii la sua ancora di salvezza alla quale aggrapparsi. Niente... il nulla totale. Dev’essere periodo di silenzio – da quanto? Tipo da sempre!
Anastasia si alzò dal letto, si asciugò quelle poche gocce di acqua che ancora imperlavano la sua pelle rosea e si vestì, amareggiata. Credeva di essere finalmente riuscita a creare un rapporto con lui, un legame. Perciò non seppe realmente interpretare i suoi attuali sentimenti: se si tratti realmente di rabbia o solo delusione. Forse è tutto un fardello nella sua testa, il problema potrebbe derivare da lei e non da lui. Un enigma privo di soluzione. Finché non sarà in grado di far chiarezza dentro di sé, non saprà mai il perché di quella sua reazione.
È vero, aveva violato il suo spazio e l’aveva vista priva di ogni spoglia, così come mamma l’aveva fatta. Era coscienziosa che in quell’atto e nel suo sguardo, non vi era malizia o desiderio alcuno, d’altronde quella di Ana fu una reazione istintiva, dettata dal suo ego umano e non angelico. Ma indipendentemente dalle intenzioni di Michele, non gli era comunque concesso invadere la sua privacy a quel modo; ci sono situazioni e situazioni e quella era la linea rossa da non superare. Sospirò.
Seduta per terra, con il capo adagiato sul fondo del letto, ella pensava o per meglio dire, tentava di fuggire dai ricordi. I sensi di colpi presero, adagio adagio, a divorarle le interiora e giustamente si chiese perché a soffrire dovesse essere solo lei. In quel momento la porta della sua stanza bussò, e la voce di Michele raggiunse la sua persona. Non fu un inizio eloquente, ma le scuse si presentarono presto, molto più di quanto Anastasia immaginava; ciò la fece sorridere. Aveva tanto su cui lavorare ma in quella sola giornata aveva fatto grandi progressi. Si stava impegnando e doveva riconoscerglielo. Aprì la porta, e nonostante lo sguardo serio e offeso che gravava sul suo lucente viso, gli angoli della bocca erano lievemente alzati in un sincero sorriso.
«Immagino che tu non abbia capito davvero il motivo della mia reazione ma vedi, anche se non avevi fini loschi, entrare in una doccia con una ragazza / nuda / che non_ ti ha dato il permesso, è più che sbagliato! Questo le persone non lo fanno.. gli esseri umani non lo fanno.. invadi lo spazio e la privacy. Lo si può fare se c’è un legame profondo, se c’è amore» cercò di parlare il più dolcemente possibile. La voce riecheggiava bassa, il fastidio era tangente.
[parte 1]

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anastasiabaileyb’s Profile PhotoAnastasia Altair Bailey
[...]
Nella mente di Anastasia balenarono diverse idee, purtroppo inclini ad una violenza arcaica e per nulla nobile; sarebbe andata contro i suoi ideali. Ma Dio l’avrebbe perdonata per le sue gesta villane, Dio è essere giusto e buono, capirà le sue intenzioni, capirà le sue emozioni.
Le gote del serafino si erano tinte di rosso fin sulle orecchie. Il corpo era imperlato dell’acqua calda e la schiuma ancora si posava sulle membra. I capelli argentei, anch’essi bagnati, si erano incollati alla schiena, rivelando il collo sontuoso e lineo.
D’improvviso la fronte della ragazza si corrugò, chiuse la bocca e inspirò col naso... temo che questa sia l’avvenire dell’Apocalisse – secondo Anastasia!
«MA MI SPIEGHI COSA TI FRULLA NEL CERVELLO?» l’ira funesta dell'Iddio prese forma nelle increspature della sua voce e si scagliarono violente contro Michele. si era trattenuta per troppo tempo e non importava se lui l’avesse squadrata dalla testa ai piedi come quando ad un museo si ammira una scultura rinascimentale; lui stava violando il suo spazio, il suo corpo, le sue grazie. Non gliel’avrebbe perdonata tanto facilmente.
Dovrebbero far Santa anche te, Anastasia.
Fu veloce l’attimo, forse un po’ istintivo come gesto, ma la mano del serafino si alzò e si apostrofò sul viso di Michele, riecheggiando un profondo quanto fermo suono nell’aria. Le sue impronte si disegnarono sulla guancia del corvino. Fu strana la sensazione ma appagante. Un gesto burbero di cui non sentì pentimento. Successivo al suo gesto, senza aggiungere nient'altro - troppo adirata per poter proferire una frase completa senza inveirgli contro - uscì dalla doccia, si avvolse un asciugamano, e lasciò il bagno e Michele solo con sé stesso. Aveva bisogno anche lei di pensare e di riprendersi da quello shock improvviso. Perché mai era entrato in doccia? Perché mai con tutta quella naturalezza? Erano tante le domande senza risposta. Si chiuse la porta della stanza alle sue spalle e si abbandonò sul letto, pensando a quanta umanità arde in lei e quanto vuoto riempie il corpo di Michele.

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knb11’s Profile PhotoArcangelo Michele
Anastasia, per lui, aveva fin troppi riguardi. Non era certa che fosse per la sua natura angelica o per la sua portanza, ma quando gli era accanto percepiva questo senso di adagio che la incalzava sempre a sorridergli, per il timore di mostrargli una parte avversa di lei. Ci teneva a piacergli, ma conquistare un posto a sedere nel regno di Michele, è una pretesa che va ben oltre le capacità - attuali - della giovane ragazza.
L’avventura si concluse lì. I ragazzi erano piuttosto soddisfatti e Anastasia aveva vissuto quel pomeriggio in spoglie leggiadre e serene, imparando qualcosa dalle persone, imparando qualcosa di Michele. Trascorse quasi tutto il viaggio a pensare a lui : che sciocchezze andrai mai facendo, Anastasia? Puoi veramente permetterti di pensare all’arcangelo? Non lo fece in malo modo, i suoi pensieri erano fini alla comprensione della sua persona, ciò nonostante la figura del maggiore persisteva in lei e la tempestava con poco riguardo. Infine giunsero nuovamente al centro e tutti quanti si salutarono, promettendo che sarebbe tornata presto da loro, portando di buon grado qualche dolce squisito. Si salutarono e i due maggiori si congedarono, destinandosi alla casa dolce casa. Il conforto di quella dimora e calda e accogliente – soprattutto l’aver incrociato zia Katherine alla soglia della porta; non per cattiveria, ma non avrebbe retto un altro affronto tra i due.
«È stata proprio una bella giornata» affermò, un commento rivolto più che altro a sé stessa; si può essere creature quanto si vuole ma difficilmente lo stomaco riesce a reggere la crudeltà delle montagne russe dopo aver ingerito un quantitativo spropositato di cibo. Aveva imparato una lezione.
Accordati sui turni delle docce, Anastasia ringraziò Michele della sua gentilezza e si avviò al bagno del piano inferiore. Necessitava di una doccia rilassante e depurativa, per sciogliersi di dosso la pesantezza di quella giornata. Sospirò, si spogliò, aprì l’acqua calda e si gettò sotto la corrente, crogiolandosi nel benessere del momento. Era tranquilla, serena e beata. Ogni pensiero era stato accantonato, era libera di volare nel cielo come una farfalla. Si sentiva leggera e beata, e la fragranza inebriante del bagnoschiuma impregnava l’aria del bagno. Il vapore l’avvolgeva, solleticava le membra diafane... tutto si discostava da lei e purtroppo, questo suo rilassamento sublime, la smosse dalla sua solita attenzione poiché mai avrebbe immaginato una scena tanto orripilante : i suoi occhi erano straordinariamente increduli. Le palpebre sgranate e la bocca schiusa, palesavano il suo status allibito. Diversamente fu per Michele, il quale entrò in doccia con ella, mostrando le sue nudità e sebbene lo sguardo di Anastasia non si capacitasse alcuna volontà di guardare oltre se non il volto del maggiore, sentiva la sua persistenza. Non riuscì a proferire alcuna parola, mentr’egli labbreggiava richieste fuori luogo. Come si era permesso di intrufolarsi in bagno con lei?
[parte uno]

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[role pt.2 to : @knb11 ]

anastasiabaileyb’s Profile PhotoAnastasia Altair Bailey
[...]
E quel /bambini/ faceva capo a Michele ed Haruki. Stava diventando fin troppo folle come ‘'litigio’’ e Anastasia ancora non aveva trovato la scintilla che diede iniziò a quella sciocchezza. Come si poteva essere così infantili? Nel domandarselo, si proiettarono nella sua mente i racconti di mamma Lain, degli zii e di nonno Jared su quanto fosse irrequieto e ridondante il temperamento del padre. Possibile che avesse rapporti esclusivamente con caratteri sbizzarriti?
Congedò Haruki assieme agli altri bambini, preferendo rimanere sola con Michele, al quale passò una bottiglia di acqua fresca: «Ti farà bene» mormorò, sedendosi poi sulla panchina. «Come ti senti? È stato un brutto colpo, non te lo aspettavi immagino.. ora sai a tue spese che non è una bella combo rifocillarsi di cibo e affrontare subito giostre di quel portamento. Sei un angelo, non un dio supremo! E per di più devi fare l’umano! Ma te lo concedo, per questa volta! Dagli errori si impara» pronunciò. Sebbene fosse arrabbiata, la sua preoccupazione si era installata in alto ai suoi sentimenti e prendendo capo delle sue emozioni, parlò al posto di tutti, mostrandosi più fiero e imperterrito che mai dinanzi allo sguardo giudizioso del Santo; mentre la voce echeggiava confortevole e calorosa. Non gli avrebbe lasciato alcuna via di scampo. Era un ultimatum, e gliel’avrebbe ripetuto ad nauseam se avesse dovuto, non voleva vivere quella settimana con la preoccupazione che possa, in qualche modo, arrecarsi danno.
«Ora andiamo. Hai avuto fin troppo successo con le bambine, devi assumerti le tue responsabilità» civettò scherzosamente.

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knb11’s Profile PhotoArcangelo Michele
C’era qualcosa che Anastasia non aveva previsto e quel qualcosa riguardava il radicale mutamento di Michele. Iniziava a somigliare ad un essere umano più di quanto lui avrebbe mai ammesso e anche più di quanto il serafino si aspettava – era accaduto tutto tanto velocemente che lo guardava come se dinanzi vi fosse l’apparizione della Vergine Maria. Era un belvedere e per i ragazzi un toccasana, perciò invece di rovinare il momento lo lasciò fare, libero di agire, di prendere le sue decisioni, di coniare unanimemente queste sue - ma anche loro - esperienze e conservarle nello scrigno del cuore e lasciarle vagare nei meandri della mente.
Dacché stavano progettando la giornata, Anastasia non aveva permesso il sorriso nemmeno per mezzo secondo. Si sentiva finalmente viva e pura, riempita dal senso di fragilità che la accusava delle colpe e dei suoi atti impuri. Indossava panni freschi come il vento che tirava e vive secondo dopo secondo senza preoccuparsi delle sue gesta. D’altronde era una semplice ragazza che si divertiva al luna park.
C’era da riconsiderare, molto sicuramente, il pensiero di Michele. Concedergli tutta quella libertà lo aveva tentato fin troppo, al punto da superare la soglia del limite e crogiolare nel ridicolo, il / suo / ridicolo. Bene Anastasia, è arrivato il momento di rivestire il ruolo della mammina e strepitargli una bella ramanzina alla Anastasia Altair Bailey.
«Vedi cosa succede a fare troppo?» sibilò. Più che arrabbiata era preoccupata. Sarà anche un arcangelo ma questo non gli permetteva di affaticare il suo corpo come se fosse fatto di metallo. Aveva pur sempre un corpo umano e lo stomaco è debole per tutti – specialmente non si è abituati a certi ritmi.
Si diede, nuovamente, la colpa. Doveva leggergli le istruzioni primi di gettarlo in mezzo agli squali, non credeva che avrebbe avuto a che fare con un altro bambino. In quel momento desiderò riprenderlo per mostrargli solo successivamente quanto aberrante anche un angelo può essere quando esagera nel mondo degli esseri umani.
Dopo tutto questo le venne ugualmente da ridere. Mentre lei rideva lui vomitava anche l’anima.
Quando si calmò, aiutò il maggiore a riprendersi da quella parentesi e raccomandò - più che altro supplicò - il giovane Haruki a non trascinarlo in quel_ tipo di oscurità. Talune volte i bambini sanno essere anche peggio del diavolo, e Michele era uno incapace di sottrarsi alle sfide. Questo suo ego smisurato lo porterà all’autodistruzione.
Ana sospirò amareggiata. «Hai finito di metterti ridicolmente in mostra? Non voglio farti da badante ma se vai andrai avanti così, ti avviso, che ci rimetterai le penne» e si raccomandò di sottolineare per bene queste sue ultime parole, nella speranza di fargli arrivare dovutamente le sue raccomandazioni. Doveva essere una giornata tranquilla.
H: «Ma ho vinto io, sì? Quindi io ho battuto il tanto amato Michele. Mpf» maschi. Virili fino al midollo dacché esalano il primo respiro. «Bambini, vi metto in punizione»

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[role pt.2 to : @knb11 ]

anastasiabaileyb’s Profile PhotoAnastasia Altair Bailey
[...]
«Siete tutti d’accordo?»
MJ: «Michele tu sei un cavaliere?» Anastasia rise a quella domanda. Pensare a Michele come un cavaliere era piuttosto contorto. Un cavaliere con una falce, delle ali, l’aria bizzarra e un carattere davvero terribile... già, un carattere davvero terribile! Viaggiando un po’ di fantasia però, Ana riuscì a trovare il giusto incontro per permettere alla piccola - e ormai innamorata - Mary Jane di avere la sua gloria.
«Effettivamente l’arcangelo Michele è un principe e ha bisogno della sua principessa, no? Dunque Michele, perché non accompagni questa giovane fanciulla su suo cavallo bianco e cavalcate verso l’infinito e oltre?»
H: «Sì sì e io prendo la mia / regina /» asserì Haruki, afferrandomi saldamente la mano. Alzai le spalle in segno di resa – una resa un po’ troppo facile ma anche il Santo arcangelo Michele doveva andare incontro al suo destino e bisogna sempre_ accondiscendere alle richieste dei piccoli.
Detto ciò, la ragazza si apprestò a comprare prima i biglietti per tutti, un pass speciale che avrebbe permesso ad ogni singolo di provare tutte le giostre (a limite restrizione) del luna park, in aggiunte le bancarelle di cibo – ma prima chiedendo il permesso alle maestre.
«Direi che possiamo andare allora» esclamò sorniona Anastasia.

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knb11’s Profile PhotoArcangelo Michele
Non è facile guidare un’orda di scalmanati per le città urbane, specialmente quando si ha un arcangelo da tenere sotto controllo – tutto questo stava iniziando a sembrare una scena comica di un qualche film. La parte realmente divertente giunse una volta raggiunto l’ingresso della metropolitana. Anastasia si curò di mostrare a Michele come procurarsi il biglietto per il treno dalle macchinette automatiche, nel caso decidesse - nei prossimi secoli a venire - di farsi un giro da solo per le varie città. Fu più semplice di quanto immaginasse; impara piuttosto facilmente non avendo una minima confidenza con quella tecnologia. Ora dovevano solo attraversare i caselli: Anastasia lo raccomandò di infilare il biglietto nella bacchettina e passare, glielo mostrò anche, ma è vivamente irresistibile vedere una creatura di Dio dilettarsi in queste faccende così umane; fu dunque inevitabile ridere di quella scenetta. I bambini la guardarono piuttosto confusi, e coinvolti dal divertimento, si crogiolarono anche loro in un riso. Suvvia Michele non prendertela che anche tu ti stai divertendo in fondo. Il viaggio fu piuttosto tranquillo. Il treno sfrecciava velocemente sui binari e le fermate da aspettare non erano nemmeno molte; ma come già si era anticipata Anastasia, aveva preso coscienza che non sarebbe stato per nulla facile. Introdurre uno come Michele in un mondo tanto discostante dal suo, era come avere a che fare co un bambino. Non poteva perderlo di vista un attimo altrimenti chissà in che guaio si sarebbe potuto cacciare. I 15 minuti passarono stranamente velocemente e uscirono dai sotterranei il più veloce possibile: è risaputo che le metropolitane sono i primi luoghi infestati dai demoni e spiriti maligni; Anastasia e Michele sono un’attrazione per creature come queste – specialmente se si portano appresso un carico vasto come un gruppo di puri bambini innocenti.
Ne valse tuttavia la pena. Sebbene i bambini mostrarono il loro stupore proprio come ci si aspetterebbe da dei fanciulli, ad attirare l’attenzione della ragazza fu lo stesso santo. Su di lui vide un’espressione nuova, simile a quando assaggiò l’hamburger e la birra, ma in questo caso era più fanciullesco e umano. Sì, si poteva dire che era teneramente bello e solare. Si prestava al gioco, forse perché era il primo a voler intraprendere quell’esperienza ed imprimersela nel suo bagaglio di viaggio. Attorno a loro si ergevano attrazioni invitanti ed euforiche, in ogni angolo. Il profumo delle leccornie impregnava l’aria asfissiantemente e in Anastasia affiorarono un tornado di ricordi ed emozioni. Chiuse gli occhi per riviverli ed il viso esprimeva serenità e contentezza. Solo qualche secondo dedicò a sé stessa, per poi rivolgersi interamente a loro e a Michele. «Bene ragazzi, da dove vogliamo iniziare?» chiese e la risposta giunse più fulminea che mai. MJ aveva afferrato il timone della nave.
MJ: «Io voglio andare sui cavallucci» pigolò, indicando la giostra con i vari cavallini.
[pt.1]

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knb11’s Profile PhotoArcangelo Michele
Haruki non avrebbe retto il gioco.
Haruki non voleva farsi coinvolgere.
Haruki odiava gli adulti, i falsi e gli ipocriti.
Haruki odiava: già, dentro di sé nutriva un grande odio.. c’era tanta di quella oscurità! Ma Anastasia ci stava lavorando, quando poteva lo purificava, con le sue parole, con l’amore, con Dio. Haruki solo dopo tanto tempo le aveva permesso di scorgere una piccola parte di lui: Ana non lo aveva mai forzato, altrimenti avrebbe solo potuto peggiorare le cose. Si era conquistata la sua fiducia e dopo averla ottenuti la coltivava, dimostrandogli quanta fedeltà vi era nei suoi gesti.
Tuttavia Michele non era Anastasia, Santo e arcangelo, prediletto di Dio... non aveva tempo per le belle parole e per gesta eroiche, per lui le cose dovevano essere tutte subito: per lo meno in questo era davvero capace, sapeva toccarti l’anima e scaldarla, il serafino aveva percepito svariate volte questo suo tocco e già solo in vesta di santo emanava un portento fiducioso ed etereo, quasi paradisiaco, come se su di lui si posasse il velo dell’amore e della bontà. Riuscì a penetrare nel cuore del giovane Haruki, prenderlo e smuoverlo, salvarlo per un po’ dalla fitta oscurità albergante in lui. I due si assomigliavano molto e questo non potè che aumentare i suoi affetti nei confronti di entrambi – ebbene sì, Anastasia si stava affezionando radicalmente al santo Michele; di lui stava vivendo una parte umana, in lui vedeva grandi cose.
A quel punto ritenne adeguato sovrastare il momento tra i contendenti e portare l’attenzione di tutti su di sé – o Michele non ne sarebbe uscito vivo da quella morsa.
«Ragazze e ragazzi, avete sentito? Io e Michele siamo qui per stare con voi e oggi è una giornata bellissima e il mio_ amico_ qui presente deve fare molte esperienze. Perciò che ne dite di trascorrere questo solare pomeriggio al luna park?» le parole di Anastasia colpirono i fanciulli, i quali si alzarono in un grido portentoso di pura euforia. I bambini non erano tantissimi potevano tranquillamente prendersene carico lei e Michele, così da lasciare del tempo di riposo alle maestre.
Sulla ragazza si era formato un gran bel sorriso allegro e i suoi occhi celesti, contornati dal rosso cremisi, scintillavano come stelle in piena notte. Ed essi guardavano Michele, ammiravano la sua espressione per poter cogliere i segnali e comprenderlo meglio minuto dopo minuto. Di lui, in quel contesto, aveva capito che per quanto non sia bravo con i bambini, per quanto millanti il disprezzo per la specie umana, non riesce a sottrarsi alla sua natura benevola e amorosa. I bambini sono capaci di tirare fuori emozioni che si credevano scemate via.
«E prenderemo la metropolitana! Quindi mi raccomando, prendete le vostre tessere» se bisogna vivere un’esperienza, bisogna farlo al completo. Gli esseri umani non manifestano le loro ali, né usano teletrasporti o cose varie. Sono semplicemente... umani.
«Bene, andiamo!» esclamò, e affiancata da Michele fecero strada al gruppo.

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[ role pt.2 to : @knb11 ]

anastasiabaileyb’s Profile PhotoAnastasia Altair Bailey
[...]
Mary Jane si apprestò subito a raccontare ai suoi compagni del ragazzo che aveva accompagnato Anastasia, solitamente sempre sola. I maschietti lo guardavano con circospezione mentre le femminucce sfoggiavano i loro occhietti a cuoricino e le orecchiette rosa alle punte. Michele, fai proprio conquiste!
H: «Ana chi è lui?» il piccolo quanto non piccolo Haruki tirò l’orlo della maglietta di Anastasia, richiamando la sua attenzione. La ragazza si abbassò di un poco, e come sempre incrociò gli occhi verdi e spenti del fanciullo. Lo sguardo greve e freddo pitturava la sua indifferenza, solo Anastasia era riuscita a fare breccia nel suo cuoricino solo e abbandonato. Come tutti, d’altronde, ognuno con la sua storia.
MJ: «Lui è Michele» si intromesse la piccola Mary Jane la quale ricevette lo sguardo fulminante del piccolo Haruki.
H: «Non ho chiesto a te, pettegola» serpeggiò il piccolo, senza distogliere lo sguardo da Anastasia, la quale prontamente lo sgridò ma limitandosi ad uno sguardo. A quel punto Haruki affiancò il santo: la fronte corrucciata e le mani chiuse a pugno sui fianchi. Un piccoletto senza peli sulla lingua.
H: «Tu non mi piaci. A me non piace nessuno, soprattutto se sta troppo vicino ad Anastasia. Ma lei dice che bisogna dare una possibilità a tutti, invece io credo che le persone debbano meritarsi questa possibilità. Quindi tu, ragazzo adulto, cosa dai a me?» parlò e il suo tono era serio e sfrontato, con qualche imprecisione nel vocabolario e la voce genuinamente infantile ma al contempo ferma, impostata, senza alcuna nota di tentennamento. Era una battaglia tra Haruki e Michele e sebbene Anastasia avrebbe / dovuto / intromettersi, la voglia di assistere al finale superò di gran lunga il dovere.
Come ti approccerai Santo Michele?

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role pt2 to  knb11

https://ask.fm/knb11/answers/165732085509

knb11’s Profile PhotoArcangelo Michele
Anastasia non si era mai sentita tanto soddisfatta come ora. Sapeva che portando Michele in un luogo tanto delicato gli avrebbe permesso di guardare il mondo da un’altra prospettiva. Seguendo il suo ragionamento, potrebbe semplicemente vedere quei bambini abbandonati come l’ennesima riprova di quanto l’essere umano dovrebbe essere punito, ma la prospettiva di Anastasia era completamente diversa e avendo ormai compreso la logica illogica dell’arcangelo, avrebbe davvero combattuto - anche con gli artigli - per mostrargli quando sia davvero meraviglioso il mondo e le persone che lo popolano. D’altro canto nessuno è perfetto ed egli dovrebbe essere il primo a saperlo! Per di più MJ aveva fatto la sua mossa. Era una ragazzina tanto dolce quanto ruffiana, ma dalla sua boccuccia pigolavano sempre parole dolci e cariche d’amore, era birbantella ma anche gentile ed educata, insomma il temperamento giusto per sovreccitare l’ego di Michele.
«Hai proprio ragione piccola MJ, Michele è molto bello» assecondò Anastasia, sfoggiando il suo bellissimo e sornione sorriso angelico. MJ era totalmente rapita dalla luminescenza del santo e quand’egli si apprestò alle attenzioni, la piccolina mostrò tutta la sua timidezza ma senza tirarsi indietro. È proprio l’età dei primi amori quella.
MH: «Michele tu ti chiami come l’angelo di Dio. Sai, abbiamo una sua statua nella cappella e ogni tanto, a catechismo, quando la maestra ci racconta dei santi, lo nomina spesso» l’orfanotrofio non era gestito da Anastasia e né tantomeno faceva parte della famiglia Bailey, ma la ragazza spesso donava loro offerte e quando poteva trascorreva con loro del tempo, specialmente per diffondere in loro la parola di Dio ma senza mai sottrarli dalla libertà della vita che avevano davanti.
Tuttavia Michele non sembrava aver colto ancora i frutti che il serafino aveva seminato anzi, interpretò il tutto come un complotto e non avendo trovato ragioni, tentò di scatenare su di ella la sua ira, lontani dagli occhi indiscreti: ancora una volta erano loro due a fronteggiarsi e ancora una volta Anastasia lo accolse con il sorriso sulle labbra: non si pavoneggiava con superiorità e nemmeno aveva intenzione di farlo. È vero che nulla era lasciato al caso, ma secondo lei Michele doveva abbandonarsi a questo amorevole contatto.
«Sii solo te stesso Michele. Vedi? Piaci ai bambini. Permetti loro di entrare dentro di te e toccarti l’anima. Scoprirai cose che nemmeno avresti mai potuto credere di provare» parlò adagio e con franchezza ma non abbandonando mai la sua composta dolcezza. Quando attorno a loro tutto riprese a scorrere secondo le lancette dell’orologio, un’orda di piccole creature scorrazzarono nell’atrio per salutare la bella Anastasia. Fanciulli di tutte le età, anche giovani donzelle appena più mature. Salutavano la ragazza con la gioia negli occhi e i bambini non si sdegnavano di saltarle addosso e abbracciarla, nonostante i richiami della loro tutrice.
[parte uno]

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