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elaine.

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“se tu vorrai ci incontreremo nella prossima„

elaine.
RELAZIONI
orientamento sessuale: bisessuale
—attualmente è attratta da qualcuno? no.
orientamento romantico: eteroromantica
— attualmente è interessata a qualcuno? no.
status: single
FAMIGLIA
discendenza: kingsleigh - ?
alice kingsleigh; madre
aaron kingsleigh, fratellastro
BIOGRAFIA
di certo quella dei kingsleigh non poteva considerarsi una famiglia normale. una madre con non molto sale in zucca e due figli, con due padri diversi, e nessuno dei due lo conosceva. una famiglia tranquilla, insomma.
era una sofferenza per entrambi i ragazzi kingsleigh la mancanza del padre, ma probabilmente quella a soffrirne di più era elaine. in fondo, aaron aveva avuto un bel da fare con lei, nel crescerla, non aveva avuto il tempo di accusare la mancanza di una figura paterna al suo fianco. elaine si. la minore dei kingsleigh aveva avuto tutto il tempo del mondo per lamentarsi della sua famiglia, per arrabbiarsi con loro perché il mondo era ingiusto e lei non si meritava una madre così. perché sarebbe stato meglio fosse stata lei quella a sparire, invece di suo padre che /sicuramente/ era l'uomo migliore del mondo.
"così fantastico da non essere qui" le rispondeva sempre aaron, zittendola. lui la capiva, in fondo condividevano la vita, ma i sette anni di differenza gliela facevano vedere diversamente.
e poi arrivò quel momento. il momento in cui il più grande dei fratelli kingsleigh dovette andare al college, facendo crollare il mondo sulle spalle della sorella. ovviamente elaine non prese molto bene la notizia: la stava lasciando sola, a gestire una donna con la quale non aveva mai avuto un rapporto. ma non gli disse nulla, lo lasciò soltanto andare. la rabbia per la cosa l'avrebbe sfogata più avanti. molto più avanti.

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“mi chiedo se col tempo questa vita passerà„

elaine.
segno zodiacale:scorpione
→ il segno dello scorpione è sempre stato associato all’occulto e al mistero. questo lo rende tremendamente affascinante all’occhio umano. è il segno che più di tutti ama il rischio: in effetti, non teme gli avvenimenti drammatici e, per alcuni versi, li va a cercare. a differenza dell’ariete, con il quale condivide il pianeta governatore, lo scorpione non cerca il pericolo per dimostrare di essere il più coraggioso: semplicemente, ama il rischio e si sente completo solo in situazioni spericolate.
le persone dello scorpione sono dotate di una furbizia eccezionale. è molto difficile prenderle in giro e scherzare su di loro. sono loro quelle dotate di un senso dell’umorismo eccezionale, che a volte eccede un po’ nella cattiveria o addirittura cade nella crudeltà, se ritengono che qualcuno li stia punzecchiando troppo. del resto, le reazioni a volte sproporzionate all’offesa sono una delle caratteristiche salienti di questo segno.
gli scorpioni possono essere persone un po’ ambigue nei confronti di quel che è equo: come i rappresentanti del capricorno, sono capaci di una discrezione assoluta ma, al contempo, sono capaci di infrangere le regole con una nonchalance impressionante.
grazie al tagliente senso dell’umorismo, e al velo di mistero che le accompagna, le persone dello scorpione hanno un fascino superiore a quello della maggior parte degli altri segni. è da tenere però in conto che lo scorpione può essere gelosissimo e difficile da gestire come partner. è da ricordare che l’animale scorpione è l’unico capace di darsi la morte, con il proprio pungiglione, se si rende conto di non avere scampo.
occupazione: studentessa
materie studiate : diritto amministrativo
prestavolto : dianna agron
DATI FISICI
altezza: l.68 cm
peso: 55 kg
pelle: chiara – tipologia ɪɪɪ
capelli: biondi ( lunghi, lisci )
occhi: verdi
tatuaggi: ✔
cicatrici: ✔
piercing: ✖︎

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“quando rientro in quella camera„

elaine.
DATI ANAGRAFICI
nome completo: elaine kimberly
❶ elaine › proviene dall'antico nome greco Ἑλένη (hélenē), la cui origine non è certissima: generalmente viene ricondotto ad una gamma di termini correlati fra loro, come ἑλένη (helene, "torcia", "fiaccola"),helenos("luminoso", "brillante") ohélē("splendore", "fulgore solare"), ma non si esclude una possibile derivazione da σεληνη (selene, "luna"). variante francese del nome elena.
❷ kimberly › tiprende il nome della cittàsudafricanadikimberley, che è stata così chiamata in onore dijohn wodehouse, conte di kimberley (da cui anche il nome della regione australiana dikimberley), il cui titolo nobiliare fa riferimento ad un luogo delnorfolk (ma ve ne sono altri omonimi anche innottinghamshireewarwickshire).
cognome: kingsleigh
nicknames: el, lan, k, kim, ly
età: l8 y/o
data e luogo di nascita: 16 novembre, cardiff ( GB )
sesso: ♀
specie: umana
nazionalità: inglese

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“ci si vede sulle stelle o da quelle parti là„

elaine.
passò qualche anno, anni in cui elaine ed aaron non si erano mai visti, anni in cui il maggiore aveva evitato di tornare a casa come se quest'ultima fosse appestata. anni in cui non aveva quasi mai sentito la sorella. ma, ormai, erano arrivati i diciotto anni della ragazzina, ed aaron non poteva evitare anche quell'evento. non se lo sarebbe perdonato.
la lista di cose che, invece, non gli avrebbe perdonato elaine era un pelo più lunga. lo aveva riconosciuto, eccome, dall'andatura lenta ed un po' cadente, dal ciuffo biondo sempre disordinato. solo che aveva fatto finta di non conoscerlo. reazione prevedibile, aaron era preparato a ciò.
"no scusa, ti sbagli. io non ho un fratello" aveva esordito la biondina. "non più" aveva aggiunto poi, tono freddo. voleva ferirlo, ma ovviamente non ci riuscì: erano cose che il maggiore già sapeva avrebbe detto, e sapeva sicuramente di meritarsele. perciò l'unica cosa che fece fu abbracciare la sorellina augurandole "buon compleanno", facendola crollare. lo prese a pugni sul petto, le lacrime le scivolavano lente sul viso e la voce, più alta di più di un'ottava, le tremava mentre gli diceva di odiarlo. mentre gli riversava addosso gli ultimi sei anni senza aver quasi avuto notizie, senza vederlo se non a natale. sei anni senza il fratello che per lei era essenziale. bastò poco, però, per calmarla.
"vieni via con me" le aveva detto aaron. e così elaine fece.
CURIOSITÀ
⋆ ha un gatto di nome nero di nome Neon, dono della madre per il suo diciottesimo compleanno.
⋆ odia quando qualcuno le tocca il naso
⋆ ha alcuni tatuaggi

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biography

elaine.

una canzone che non riesci a toglierti dalla testa??

«ormai avrai capito che sto pezzo è dedicato
a chi come me non ha il cuore dedicato
ce l'ha levigato, si sente pedinato
dall'ansia de non raccoglie quello che ha seminato
e il risveglio è tutt'altro che delicato
l'emicrania è per le volte che non hai meditato
impazzire pensando che tu non eri in grado di tenerla
ogni volta che dice me ne rivado
è come se mi arrivasse contro un sasso
che sto pagando ancora il contrappasso
per questo se ho una bomba non la passo
perché ho la testa che è una bomba con la password
e poi mi distruggo con tutto quello che trovo
ma non farci caso che non è niente di nuovo
e te l'ho scritto dentro sto testo
ma tanto mi fa male lo stesso lo sai fratè»

https://ask.fm/thesonofjafar/answers/161213694912?utm_source=copy_link&utm_medium=android

• Don Giovanni•
con ancora lo sguardo sul fratello che, ignorandola, si stava allontanando, Elaine sbuffò. quel ragazzo era incredibile. e si stava avvicinando al campo da basket. che diamine ci faceva al campo da basket? forse lo chiamavano "Chadwick" al campus.
solo quando vide il fratello salutare ed abbracciare qualcuno Elaine realizzò. era un ragazzo, /e che ragazzo/, che Aaron aveva così allegramente indicato prima. le labbra della ragazza si strinsero appena tra di loro, gli occhi a malapena spalancati: evidentemente questo Chadwick ed Aaron si conoscevano bene, a giudicare da come il fratello stava parlando allo sconosciuto. sconosciuto che, dopo poco, posò i suoi occhi su di lei. non riuscì ad identificare il suo sguardo, lo sentiva solo su di sé: cosa che la fece raddrizzare appena, mordersi distrattamente il labbro e giocherellare con una monetina abbandonata nella tasca del cappotto.
al suo "richiamo", però, la bionda alzò gli occhi al cielo. non mordeva? meno male, era il minimo. Elaine borbottò qualcosa, nemmeno lei stessa sapeva cosa nello specifico, e mosse i piedi in direzione dei due. sentì Aaron ridere, probabilmente rimproverarlo per qualcosa che aveva detto.
smise solo quando la sorella fu loro vicini, e si affrettò a fare le presentazioni. niente di entusiasmante, solo un "Elaine, Chadwick. Chadwick, Elaine" con annesse indicazioni. come se non potessero arrivarci da soli. la bionda rivolse un sorriso divertito, un po' addolcito, verso il fratello e scosse il capo.
«piacere»disse, rivolta al castano. sembrava avere, ad occhio e croce, la stessa età di Aaron ma era più alto, un po' più grosso e decisamente, decisamente più sudato. la ragazza fece molta, troppa, fatica a non lasciar cadere lo sguardo sulla canotta che gli si era appiccicata al corpo lasciando intravedere il fisico del ragazzo.
«molto, molto piacere»

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[ start to @olivee_c ]

elaine.
forse, per la prima volta, Elaine decise di passare il pomeriggio da sola. suo fratello era chissà dove, non lo aveva minimamente sentito in mattinata e non si sarebbe abbassata a scrivergli lei: lui aveva ancora sei anni da recuperare, non era compito di Elaine farlo per lui.
era una bella giornata, il sole splendeva alto nel cielo e la bionda, ormai, si ritrovava ad avere la nausea dei libri. infatti chiuse con un tonfo il grosso libro di diritto, crollando con la fronte contro esso, stressata. due mesi, e già non ce la faceva più. scegliere un indirizzo così impegnativo era stata la scelta peggiore potesse fare, non amando studiare. proprio per nulla.
si passò distrattamente le mani tra i capelli sciolti, scivolando fino alle spalle alla quale le fermò, stringendole appena prima di alzarsi dalla sedia posta davanti la scrivania. sospirò sonoramente, avvicinandosi poi alla giacca che afferrò. aveva bisogno di uscire, almeno per un'oretta. prendere un po' d'aria di certo non le avrebbe fatto male, anzi. al massimo si sarebbe persa per il campus, cosa non poi così improbabile, ma non aveva importanza. non così tanto, perlomeno.
infilando soltanto il cappotto, senza chiuderlo, Elaine si lasciò alle spalle i dormitori, inoltrandosi così nel grande campus del college. espressione spaesata, ormai quasi perenne sul volto, e via, era pronta per fingere di sapere cosa stesse facendo. esattamente il modo giusto per finire imboscata chissà dove.
distratta dalla valanga di pensieri, ovviamente sulla sua incapacità di orientarsi e maledicendosi per aver deciso di trasferirsi, non si accorse della ragazza alla quale, passando, tirò una decisamente troppo poco simpatica spallata. ritornò bruscamente alla realtà, voltandosi subito verso di lei.
«oddio, perdonami»mormorò, passandosi la mano sul braccio un po' imbarazzata «scusami.. ti ho fatto male?»

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[ https://ask.fm/bleucater/answers/161273868206 ]

bleucater’s Profile Photonoah
Elaine guardò l'ora sullo schermo del cellulare: era tardi. era decisamente tardi, era quasi ora di cena e lei era ancora bloccata sui libri a studiare. come al solito, quando entrava in biblioteca era raro uscisse da essa dopo poco tempo. infatti la bionda era seduta su quella scomoda sedia da almeno tre, forse quattro, ore. sentiva il fondoschiena essersi fatto dolorante, quasi stesse urlando "pietà!", così come il suo polso destro dopo aver trascritto pagine e pagine di appunti. aveva occupato un intero tavolo tra libri, fogli di brutta, fogli di bella, quaderni e penne.
si passò stancamente una mano sul viso, osservando il casino da lei fatto durante quelle ore: casino che, oltre a dover sistemare prima di uscire, doveva anche portarsi in giro fino al ritorno in dormitorio. e chissà a che ora sarebbe tornata. la mensa sarebbe stata sicuramente stracolma, avrebbe dovuto aspettare a lungo con tutto quell'ammasso di carte sul braccio. era stata davvero una pessima idea quella di andare a studiare a quella tarda ora del pomeriggio. Elaine si appuntò mentalmente di non ripetere l'esperienza, come se non lo avesse fatto ogni volta in cui succedeva. perché si, la ragazzina era solita a finire di studiare in ritardo e di conseguenza di saltare la cena o il pranzo. puntualmente, però, dopo si e no tre giorni si ritrovava a compiere di nuovo gli stessi gesti, maledicendosi per essi. ormai era una normalità che andava avanti da tre mesi, da quando era arrivata lì, e dubitava sarebbe cambiata proprio quel giorno.
ancora una volta si passò una mano sul viso, un leggero sbuffo le uscì dalle labbra mentre raggruppava malamente tutte le proprie cose. un paio, come ad esempio penne e fogli di brutta, li poté scaraventare malamente nella borsa che portava sulla spalla, ma il resto avrebbe dovuto portarlo a mano. guardò il tutto con una piccola smorfia, prima di prenderlo e con ancora il cappotto aperto uscire dalla biblioteca, addentrandosi nel giardino per raggiungere la mensa il più velocemente possibile. il sole, infatti, stava già tramontando.
sentì una voce, qualcuno parlare non troppo lontano da lei e si voltò, un'espressione un po' confusa sul volto. chi diavolo era? ma, soprattutto, perché le stava dando un consiglio sulla cena?
ci volle poco per capire da dove quella voce provenisse. infatti un ragazzo saltò giù dall'albero accanto a lei, facendo alzare lo sguardo della bionda fino al primo ramo di esso.
«bell'atterraggio» commentò, riportando gli occhi sul ragazzo davanti a lei. inclinò appena il capo, assottigliando di poco lo sguardo. c'era un nonsoché di famigliare nel modo in cui si poneva.
«ti ringrazio, comunque, ma se è come dici ho paura sia già tardi per le cose migliori» guardò di nuovo l'ora sullo schermo del cellulare con una piccola smorfia.

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🧡

/buongiorno donzelli e donzelle! colgo l'occasione per salutarvi e dirvi che, se per caso, vi andasse di interagire con Elaine lasciate un like qui e provvederò a contattarvi per accordarci su una role.
un bacino e, vista l'ora, buon appetito!!

[ https://ask.fm/bleucater/answers/161298180526 ]

bleucater’s Profile Photonoah
ed eccoci. Elaine sapeva perfettamente cosa stava per chiederle, la sua intuizione era giusta: si conoscevano, in un modo o nell'altro. non aveva ancora idea di chi fosse, e dubitava lo avrebbe capito prima che fosse espressamente lui a dirglielo, ma di una cosa era certa: era nato, veniva, o uno dei suoi genitori proveniva, dal paese delle meraviglie. dio, doveva imparare a dare ascolto al suo instinto invece che alla curiosità. strinse appena le labbra tra loro, cercando di non lasciar trasparire il disappunto per quella domanda. cercò di camuffare l'espressione infastidita, non voleva rendere tutti partecipi dei suoi drammi familiari. per caso, o per fortuna, le uniche fonti di luce presente arrivavano da dietro di lei, così il viso si trovava quasi completamente al buio se non per qualche riflesso dei raggi della luna, che comunque non erano abbastanza forti per permettere all'altro di decifrare al meglio la sua espressione. ciò che, però, non fu capace di camuffare fu il tono di voce con la quale gli rispose. non voleva essere maleducata, né risultare antipatica, però non riuscì proprio a mantenere calma la voce.
«Alice è mia madre, si» il tono di voce piccato con cui pronunciò tali parole non lasciava ombra di dubbio sulla sua ben poca felicità di essere associata a quel mondo, ma purtroppo non poteva farne a meno. sospirò piano, passandosi la lingua tra le labbra appena per inumidirle ed inclinò il capo prima a destra e poi a sinistra, in un vano tentativo di rilassarsi almeno un minimo. fece un profondo, estremamente profondo, respiro prima di riprendere a parlare. stavolta con una voce più normale, quasi apatica.
«si, ha due figli in realtà. me e mio fratello maggiore.» lo informò, nel caso non fosse a conoscenza della cosa «tuo padre chi sarebbe, invece?» chiese. giusto per farsi un'idea, per mera curiosità «se conosce mia madre sicuramente.. beh» si fermò, probabilmente era meglio così. senza aggiungere altro al proprio discorso inconcluso si voltò, passandosi ancora una volta la mano libera sul collo ancora dolorante e con un sonoroso sospiro mosse un paio di passi verso la mensa.
«allora? andiamo?» chiese, voltando il capo solo per poter guardare Noah rimasto indietro. non che lei avesse fame, ma di certo non poteva saltare nuovamente la cena: era una cosa che si ripeteva fin troppo spesso.

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olivee_c’s Profile Photoolivee
"sei la figlia di Alice?" furono le parole che uscirono dalle labbra di Olive. ovviamente non c'era nulla di male in queste, lei effettivamente era sua figlia, ma ciò non impediva alla bionda di irritarsi per esse. non sopportava essere classificata così, non sopportava essere associata così facilmente alla madre: già esteriormente era la sua copia esatta, non bastava quello a memoria di essere figlia di "quella pazza di Alice"? ciò nonostante, Elaine non perse il sorriso. strinse soltanto, di poco, in modo quasi impercettibile le labbra tra loro prima di annuire distrattamente.
«quella Elaine in persona, esatto» disse, ignorando totalmente la prima domanda. non c'era bisogno di risposta. «saranno.. cinque? cinque anni che non ci vediamo» mormorò appena, inclinando il capo «o forse sei? sinceramente non ricordo..» allargò appena le braccia, comunque bloccate dalle mani dentro le tasche del cappoto e, ritrovando il precedente e più ampio sorriso, alzò di nuovo lo sguardo su di lei. di certo non aveva perso lo stile, aveva però cambiato i capelli. bicolore, come quelli della madre.
«allora.. come stai?» chiese ancora. non sapeva bene di cosa parlare, quanto in là spingersi: in fondo, dopo tanti anni, l'amicizia che c'era si era da sé sgretolata. per quanto si conoscessero bene ai tempi, in quel momento era come se fossero due sconosciute.

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https://ask.fm/bleucater/answers/161317754286

bleucater’s Profile Photonoah
Noah aveva ragione. era ovvio avesse ragione, ma questo non aiutava di certo la ragazza ad accettarlo. e di certo non l'aiutava a perdonare la madre per il pessimo modo in cui era cresciuta, in cui aveva vissuto la sua infanzia. non voleva, però, che quei pensieri le rovinassero l'umore più di quanto non avessero già fatto: perciò scrollò le spalle piano, cercando di scacciarli, tentando di far salire nella mente pensieri più positivi di quelli.
il pensiero della pizza sicuramente lo era, più ci pensava e più le veniva fame: un'alternativa perfetta, quasi migliore dell'originale.
«si, mi sembra un'ottima idea» mormorò appena dopo la proposta del ragazzo. di sicuro poggiare i libri era una cosa che agognava da un po', iniziava a sentire dolore al braccio dal peso di quest'ultimi, ma non avrebbe di certo approfittato di Noah per lasciarglieli portare, nonostante lui si fosse gentilmente offerto. si mordicchiò il labbro, sistemandosi la borsa sulla spalla e dondolò sui talloni per qualche secondo prima di parlare di nuovo.
«il mio dormitorio non è lontano da qui. vado e torno. mi aspetti qui?» chiese, iniziando ad indietreggiare mentre indicava vagamente con la mano libera uno degli edifici alle sue spalle. aspettò una risposta del maggiore prima di iniziare ad allontanarsi seriamente, ora guardando dove stava andando.
raggiunse la propria stanza in non troppo tempo e lanciò libri e borsa in malo modo sul letto. ne prese un'altra, quella contenente il portafoglio, e dopo aver lasciato cadere anche il telefono all'interno di essa uscì nuovamente dal dormitorio per poter tornare da Noah.
«eccomi! non ci ho messo troppo, spero»

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https://ask.fm/bleucater/answers/161302533294

bleucater’s Profile Photonoah
ancora una volta, Elaine si ritrovò a stringere tra loro le labbra. forse, ma non ne era proprio del tutto certa, aveva risposto alla domanda del ragazzo in modo un pelino troppo brusco. non era sua intenzione di certo "aggredire" in quel modo Noah, ma molto spesso non riusciva ancora a trattenere la rabbia nei confronti della madre. e quando quest'ultima veniva nominata le reazioni di Elaine non erano mai delle migliori. mormoroò uno "scusa" un po' borbottato, distogliendo poi in silenzio lo sguardo mentre lui parlava ancora.
e così era il figlio del Brucaliffo. e probabilmente sapeva più cose lui della sua famiglia che lei stessa. si morse appena il labbro, rivolgendogli un sorriso accennato, un po' forzato, mentre alzava le spalle.
«tranquillo, non taglio la testa a nessuno io» disse piano, schiudendosi in un leggero sospiro subito dopo. probabilmente sarebbe stato il caso di imparare a mantenere la calma quando si nominava la sua famiglia.
«anche mia madre ci ha parlato della tua. o meglio, di tuo padre» alzò appena le spalle «quando ancora c'era qualcuno che la ascoltava. ci raccontava del paese delle meraviglie come se fosse una favola della buonanotte, di quelle che si trovano sui libri» abbassò lo sguardo, arricciando appena le labbra subito dopo e strofinando il piede a terra piano «credo fosse l'unico momento della giornata in cui sembrava lucida. una madre. una persona normale, che metteva a letto i suoi figli raccontando loro una storia» alzò nuovamente gli occhi verso di lui. gli rivolse ancora un sorriso «ma non credo la cosa ti interessi, non so nemmeno perché te lo sto dicendo»
lo sentì al proprio fianco mentre camminavano piano verso la mensa, ed alle sue parole scosse il capo piano: nonostante si lamentasse spesso del peso, ormai era un'abitudine per lei portare tale valanga di libri.
«non serve, ti ringrazio però» gli disse piano, osservando l'edificio avvicinarsi. per fortuna non erano poi così lontani da esso, infatti in pochi minuti arrivarono sulla soglia. Elaine buttò un occhio all'interno attraverso il vetro posto sulla porta, osservando poco convinta la quantità inaudita di gente all'interno della sala, in punta di piedi. crollò nuovamente sui talloni, spostando poi lo sguardo su Noah.
«mi sa che è sul serio finito tutto.. ordiniamo una pizza?»

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https://ask.fm/bleucater/answers/161296063406

le labbra della bionda non poterono che schiudersi in un piccolo, appena accennato, sorriso con una nota di divertimento dopo le sue parole. non aveva dubbi fosse così, in fondo in quel college non era strano trovare persone con i più disparati talenti, o poteri.
continuò ad osservarlo, cercando di capire chi /o cosa/ lui le ricordasse. che fosse qualcuno conosciuto quando era ancora una bambina? oppure.. qualcuno dei racconti di sua madre? di certo non riusciva ad identificarne il viso, era più una sensazione che altro. esattamente la sensazione che si ha quando si riconoscere qualcuno conosciuto attraverso i racconti altrui. sperava solo non fosse così: era riuscita ad evitare qualsiasi contatto con tutto ciò per anni, non voleva finirci in mezzo in un posto dalla quale non poteva proprio scappare.
lo ascoltò parlare, accennado ancora ad un sorriso mentre lui si avvicinava. si strinse nelle spalle piano, allargando poi l'unico braccio libero che aveva.
«mi dispiace, non era mia intenzione. però, forse, se corri lì qualcosa di decente ancora lo trovi» esordì a bassa voce, voltandosi per qualche secondo verso l'edificio, un po' lontano, contenente la mensa. solo dopo riportò l'attenzione sul ragazzo, che a sua volta la stava osservando con attenzione: forse, anche lui, aveva avuto la stessa sensazione. sensazione che si stava rendendo sempre più forte nei pensieri di Elaine.
«mh?» chiese, avendo sentito le sue parole a malapena. era così concentrata sul pensare a chi fosse che più di veder le sue labbra muoversi e dell'aver udito un leggero brusio non aveva la più pallida idea di cosa lui le avesse detto.
«Elaine» si presentò a propria volta, stringendogli gentilmente la mano. Noah. non era un nome così raro, ma la bionda era sicura di averlo già sentito da qualche altra parte, sicura di averlo visto uscire dalle labbra della madre. anche vero che la sanità mentale di Alice diventava sempre più instabile con il passare degli anni, quindi averlo sentito da lei sarebbe potuto significare tutto e niente.
ancora una volta, Elaine sospirò, passandosi la mano libera sul collo un po' indolenzito da tutte le ore di studio e dopo poco guardò nuovamente Noah nella penombra: ormai era buio, il sole era totalmente calato e se già prima non si vedeva granché, ormai il ragazzo davanti a lei era soltanto illuminato a malapena dalle luci degli edifici alle sue spalle, e leggermente dai raggi chiari della luna.
«allora, vogliamo andare a mangiare o rinunci al fritto già in partenza?» gli chiese, inclinando appena il capo, cercando di capire se avrebbe dovuto muoversi da sola o era intenzionato ad andare con lei.

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elaine.
Elaine si inumidì piano le labbra con la punta della lingua, un po' nervosa. aveva appuntamento con il suo insegnante per discutere di alcuni compiti che gli aveva consegnato, e non sapeva come quell'incontro si sarebbe svolto. quando l'assistente aveva telefonato non aveva specificato la natura dell'incontro, né se il professore era o meno felice dei testi letti, lasciando così la ragazza nell'incertezza. erano giusti? sbagliati? oppure semplicemente erano inutili?
Elaine si rimproverò mentalmente: doveva smettere di innervosirsi così facilmente, se fossero stati errati le avrebbe semplicemente detto di rifarli. probabilmente voleva avere delle delucidazioni su essi. e se invece..
«ahia!» si lamentò la bionda, allontanando la mano dalla bocca. dalla punta dell'unghia del dito medio stava uscendo una sottile linea di sangue, lasciandole quel fastidioso gusto di ferro sulla lingua. accennò ad una smorfia, massaggiandosi il dito con la mano opposta: ecco cosa succedeva a mangiarsi le unghie senza nemmeno accorgersene, cosa che succedeva purtroppo anche fin troppo spesso.
lanciò una rapida occhiata all'orologio sullo schermo dei telefono, era ora di entrare. ancora una volta Elaine sospirò, prima di prendere un bel respiro e varcare la soglia della facoltà per raggiungere, dopo fin troppe rampe di scale, l'ufficio dell'insegnante.
fu meno traumatico del previsto, dato che era presente solo l'assistente di lui. le disse che il professore era fuori città e gli aveva lasciato i compiti da correggere, e che voleva solo dei chiarimenti su alcuni punti del testo. le offrì anche un caffé, uno di quelli delle macchinette a giudicare dal bicchiere, che Elaine accettò ma non bevve. già dal colore era evidente non le sarebbe piaciuto, prelidigendo lei i gusti più dolci il caffè espresso com'era quello, con probabilmente troppo poco zucchero, non le sarebbe per nulla piaciuto. lo tenne comunque in mano, fingendo di essere troppo distratta a spiegargli ciò di cui aveva bisogno per bere.
la cosa si concluse così, molto più semplice di qualsiasi pensiero avesse fatto la ragazza, e dopo meno di mezz'ora riuscì anche ad uscire da quell'ufficio.
o, perlomeno, dalla porta di esso.
difatti appena varcata la soglia, stando ancora salutando il ragazzo poco più grande di lei seduto alla scrivania, la bionda si scontrò con qualcosa di ben più alto di lei. si morse il labbro piano, l'espressione di chi sapeva di aver appena combinato un casino e si voltò lentamente: non voleva sapere chi aveva appena investito con il caffè.
okay, aveva una camicia. ma magari era semplicemente un ragazzo a cui piaceva vestirsi bene, no? le speranze di ciò svanivano mano a mano che alzava lo sguardo, facendo mordere il labbro alla ragazzina più forte. era evidente fosse un insegnante, anche se non aveva idea di cosa.
«oh merd..» si interruppe, stringendo tra loro le labbra nel vano tentativo di cercare quel poco di calma le era rimasta «volevo dire..»

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https://ask.fm/olivee_c/answers/160512834192

evidentemente Olivee aveva ricordi vaghi di lei, data la sua domanda: Elaine non era mai stata la faccia dell'allegria. certo, si era molto lasciata andare in sua compagnia negli anni della loro amicizia, ma se non la ricordava come una persona "seria" forse la stava scambiando con qualcun altro. forse con Aaron, suo fratello, una personalità decisamente più affabile e divertente della sua, sempre sul tono un po' scontroso.
liquidò la domanda con una scrollata di spalle ed un "ma sono rilassata" a malapena borbottato, rivolgendole anche un piccolo sorriso. stanco, ma pur sempre un sorriso.
«sono solo cambiate le cose negli ultimi anni» aggiunse subito dopo, come se ciò potesse giustificare quella differenza dai ricordi di Olivee. non voleva di certo inimicarsela dopo così tanti anni, soprattutto perché non conosceva nessun altro. avere un'amica, lì, non era un'idea così malvagia.
annuì appena dopo la sua risposta, del tutto veritiera: dopo il suo ritiro dalla scuola non si erano più nemmeno sentite. non che Elaine non si fosse "arrabbiata" per quell'abbandono, ma in un certo senso la capiva. alle superiori nemmeno lei era stata immune ai pettegolezzi su sua madre, e più di una volta era stata tentata di mandare tutto in malora e ritirarsi. non l'aveva mai fatto, ma la tentazione ci fu spesso, soprattutto senza la presenza di Aaron a tenerla sulla giusta via.
«già.. non ti ho mai perdonata del tutto per essertene andata senza nemmeno salutarmi, sappilo» le puntò il dito contro, premendolo appena contro la sua spalla e rivolgendole ancora un sorriso, stavolta un po' divertito. rimise le mani nelle tasche, arricciando appena le labbra prima di iniziare a mordicchiare quello inferiore in silenzio, ormai sovrappensiero. non sapeva bene che dire, le ultime parole di Olivee erano state piuttosto.. il termine più corretto non era di certo "pesanti", ma la biondina non riusciva ad elaborarne uno diverso, migliore. lei cattiva? non era mai stata cattiva. un po' burbera, magari, a volte quasi scortese, ma questo non la rendeva di certo cattiva. lei ed Olivee avevano tante cose in comune, ma se lei fosse stata cattiva come pensava di certo non le si sarebbe mai avvicinata.
«come se tu lo fossi mai stato» disse infatti, guardandola negli occhi «nel caso tu lo sia diventata negli ultimi anni sarei proprio curiosa di sapere come»

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Come mai sei poco attivo?

/perché purtroppo questa storia del covid ha incasinato non poco il mio lavoro, e di solito o sono sul lavoro (e non mi metto a fare role) oppure dormo e non riesco a trovare tempo/voglia di ruolare a causa della stanchezza!

https://ask.fm/olivee_c/answers/160483769488?utm_source=copy_link&utm_medium=android

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Elaine rimase a guardare la ragazza un po' interdetta. i capelli, la voce, le ricordavano terribilmente qualcuno, ma non riusciva bene ad identificare chi.
si abbassò a propria volta, aiutando la sconosciuta a raccogliere gli spartiti che, con l'urto, erano caduti. si scusò ancora una volta, porgendole i fogli ed alzando poi lo sguardo verso di lei. nonostante i capelli le stessero coprendo il volto, Elaine riusciva comunque a scorgere sprazzi di esso quando lei si muoveva. si rialzò piano, portandosi i capelli biondi su una sola spalla, mentre restava ancora in silenzio. sapeva di conoscerla, ormai ne era certa, ma ancora non riusciva a capire chi. possibile fosse la ragazzina con la quale andava a scuola? come diavolo si chiamava..
«Olive?»il nome uscì spontaneo dalle labbra di lei. le strinse subito dopo, dannandosi per averlo fatto: se non fosse stata la giusta persona avrebbe di certo fatto una figuraccia degna di nota. però.. anche il modo di porsi sembrava lo stesso, nonostante fossero anni che non si vedevano. probabilmente.. quattro? cinque? non ne era certa. entrambe erano cambiate, /in fondo aveva tredici anni l'ultima volta che l'aveva vista/ quindi era probabile non si ricordasse di lei. sempre ammesso fosse lei.
«sono Elaine. Elaine Kingsleigh»continuò, un po' tentennante. forse sarebbe stato meglio se fosse stata zitta, ma Elaine non era capace di farlo. sempre rimproverata per ciò dagli insegnanti, la ragazzina continuava sempre imperterrita a dire cose della quale poi, puntualmente, si pentiva.
si morse appena il labbro, ritraendo le braccia appena l'altra ragazza prese gli spartiti e portò le mani nelle tasche del cappotto, alzando appena le spalle.
«scusa ancora. non ti avevo proprio vista»

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«probabilmente la Maximoff, ma non è una cosa sulla quale ho mai riflettuto»

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