Ad anno avviato la domanda perde di senso. Quando penso ad una buona dimensione scolastica mi viene presto in mente l'idea della compagnia ideale; una convivenza coi libri, con settembre e le parole dei professori senza i giusti compagni sarebbe decisamente triste.
Io adoro la mia classe, ho tuttavia investito energie e fatiche nei rapporti col fine di costruirli e stringerli con nodi perfetti.
I nodi non sono mai diventati perfetti ma non ho la presunzione di volerli far diventare tali. La finalità, quindi in senso lato l'ambizione, mi permette d'impegnarmi nella giusta misura. In altre parole ponendosi una meta distante si farà di tutto per avvicinarvisi, viene scontato dedurre che a quel punto arrivare comunque parecchio lontano, seppur non al traguardo, sia un'impresa lodevole. In breve, sono veramente contento del rapporto coi miei compagni.
Ricevo la stima da quelli di cui m'interessa, la compagnia e la presenza di quelli con cui vorrei spendere ogni tanto del tempo!
Sia chiaro, ciò non significa che io abbia una situazione rosea. Voglio dire, gli attriti ci sono, conosco le dinamiche dei voltafaccia, degli opportunisti e dei superficiali. Semplicemente, dall'alto del mio trono di buona condotta morale e di bontà, me ne riguardo con pena e compassione, talvolta gli tendo una mano per aiutarli. Qualora non dovessero accettarla la mia vita non peggiorerebbe, sono sereno e, anzi, mi dispiace che ci sia gente che si lascia sopraffare da asti infantili.
Proprio ultimamente tra l'altro m'accorgo di una bellissima dinamica della mia persona: tirami una sberla, magari cado, l'accuso con un'enorme carica, però non c'è modo che io non reagisca.
Sto volgendo ogni prospettiva negativa che riguarda la scuola a mio vantaggio; proprio oggi ci pensavo: è bello poter imparare dai propri errori, lo è ancora di più farlo da quelli clamorosi degli altri, che in qualche modo ti gravano sulle spalle. Quindi, tiratemi una sberla se volete, inizio proprio a prenderci gusto.
Il vedere inoltre il dislivello tra l'impegno e la dedizione che impiego a confronto con i pressapochismi altrui mi dà la misura di quanto io sia, senza modestia, una persona buona. Ci si sente proprio bene.
Spero che questa testimonianza t'aiuti! Non c'è alcuna crescita senza esperienza. Se qualcuno non vuol fare dei passi avanti per paura di perdere, che resti nel proprio limbo. Io magari scommetto, perdo pure, però poi imparo a perdere e proprio là il gioco diventa leggero e degno d'essere considerato.
Permettimi di consigliarti proprio questo: investire sui rapporti interpersonali. E, poiché non è ancora tardi, il sermone solito e piatto, ma dannatamente vero, sullo studio costante ed a pillole, che non fiacca la memoria e l'aiuta a diluire i concetti. Ogni tanto prendi anche in giro i professori, o innamorati di quelli saggi. Quello è pane quotidiano: vuoi mettere l'angoscia del momento culminante in cui stai per prendere una bella nota o, ancora, quello in cui aspetti il prof alla porta?
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