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‹ Mi andrà bene qualsiasi cosa, Izzie; sul serio. › la differenza tra quella forma e quella umana era che gli animali erano nudi, mentre gli uomini, / solitamente /, no; era una fortuna che Izzie non fosse diventata un procione. Chissà se le trasformazioni influissero o meno sulla nostra vicendevole

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cascata ormonale...
( 🖌️ )
Annuii alla sua affermazione, decidendo di optare per l'acqua. L'assenza di zuccheri aggiunti e qualsiasi altra schifezza chimica avrebbe dovuto limitarsi ad idratare, senza incrementare la sciocca adrenalina che sfrecciava in corpo, nemmeno fosse la primavera. Mi assecondai al mio zaino e tirai fuori la borraccia termica, svitandola. La porsi a Lily, in attesa che ne usufruisse ; anche se, in quella forma, mi sorse il quesito.
‹ Vuoi che te la versi nel tappo o tra le mani? Non credo di avere dei bicchieri in giro, se non sporchi di pittura. Deve essere ancora bella fresca, penso ci voglia... E scusami, Lily. Non volevo trascinarti in qualcosa che ti procurasse disagio, ma ne ho bisogno: l'arte ne ha bisogno. Non comprendo se anche tu avverti qualcosa di /insolito/ nell'aria, ecco. ›

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+31 answers in: “Izzie mi aveva proposto da farle da cavia per un ritratto, se così si può dire; così mi diressi in una delle tante aule d'arte a disposizione degli studenti ─ per essere più specifici, in quella che mi aveva indicato lei per messaggio. Quella sarebbe stata la prima volta in tutta la mia vita che”

‹ / Rigida. / › fu l'unica cosa che riuscii a dire dopo / un'ora e mezza / trascorsa in quel modo. E chi se n'era accorto? Di certo non la mia mente, ma le mie membra intorpidite sì. Scesi da quella specie di piedistallo, assumendo le mie fattezze originali; ero pur sempre nūda e così mi sentivo più

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a mio agio, essendo in fin dei conti una cerva.
( 🖌️ )
Sospirai non appena cambiò forma, voltandomi verso la cattedra afferrai uno degli stracci utilizzati per pulire gli strumenti e me lo passai sulla fronte. Non ero sudata, ma la stoffa fresca servì a farmi rinsavire ; avevo caldo, sarei stata meglio prendendo qualcosa di fresco. Forse sarebbe bastato che anche io assumessi la mia identità ferina per sistemare il mio problema ormonale, le probabilità erano buone, ma non lo facevo quasi mai. Preferivo avere due mani in grado di creare, che per distruggere. Mi rigirai verso Lily, allora con le sembianze di un grazioso cerbiatto.
‹ Se hai sete posso versarti dell'acqua, altrimenti vado a prendere qualcosa da bere. Hai preferenze? ›.
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Il tempo sembrava essersi fermato. Avevo perso il conto dei secondi, minuti e forse era persino passata un'ora da quando mi ero gelata in quella posa. Lo sguardo intenso di Izzie non aiutava. Deglutii, sistemandomi nuovamente una ciocca dietro l'orecchio, / inconsciamente / civettuola.

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Normalmente all'interno dell'aula che mi faceva da studio avevo il controllo su ogni cosa, a partire dal tempo. Stavo facendo il mio lavoro e senza fretta, come sempre ; ma rallentavo. A intervalli irregolari sbattevo le palpebre più volte di fila —come se fossi stata accecata per un secondo— o esitavo su una pennellata, fermandomi ad osservare più volte un tratto della sua struttura come se si fosse mossa. Era immobile, lo sapevo, ma ero accecata da un pensiero che, lentamente, si faceva largo nella mia testa. Sapevo che Lily fosse bella, me ne ero resa conto conoscendola ; ma la stavo /guardando/ più del solito e questo sembrava giocare contro di me anziché favorirmi. Per questo, dopo una serie di respiri affaticati, affiancai la mano sinistra al mio di orecchio, fermandoci sopra il pennello che stavo utilizzando per i punti luce del volto. Avevo appena creato la corposità di una spalla e delle gote, ma il lavoro andava scandito nel tempo: con l'istinto animale che giocava contro di me e io consapevole di esso, avevo fatto abbastanza. Quando abbassai lo sguardo all'orologio da polso fui quasi sorpresa nell'osservare fosse trascorsa un'ora e mezza. In due colpi di tosse mi schiarii la voce, come se dovessi pulirmi dai pensieri che la mia testa aveva prodotto.
‹ Direi che possiamo fare una pausa, se /ti va/. Come ti senti? ›.

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Feci come aveva richiesto: alzai la testa e quindi anche il mento, guardandola negli occhi. Da quella distanza, ero certa che si sarebbe potuto scorgere il bollore che animava le mie gote. ‹ Così...? ›

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Mi ritrovai a dover deglutire a causa della gola secca. Per quanto esprimesse timidezza, a tratti vergogna, persino da quella distanza riuscivo a vedere come il suo sguardo fosse intenso. Sarà stato il bisogno animale a rendermi quella vulnerabilità considerando che fosse passato /troppo/ tempo dall'ultima volta in cui sfogai la mia libido, ma non era momento, luogo o persona a cui renderne conto. Respirai profondamente dalle narici e annuii, finché non fui fiera del tratto a matita. La parte più semplice e veloce era terminata, i contorni erano definiti: mancava il resto, quel vuoto andava riempito.
‹ Benissimo ; brava, Lily. Rimani ferma così, sei magnifica. ›
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La sua risposta mi fece sentire onorata: ero stata scelta perché il mio corpo, secondo lei, aveva qualcosa da raccontare. Non l'avrei mai detto, ma mi fidavo delle parole di Izzie; abbozzai un sorriso, sgretolandomi dalla vergogna sotto il tocco delicato che esercitò sulla mia spalla. Mi aveva

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definita una ”bomba”. ‹ Esagerata. Comunque, adesso... ci provo. › mi misi con le braccia congiunte dietro la schiena, per permetterle di dipingere meglio il ventre liscio ed il sēno acerbo; espirai, lentamente, rilasciando la tensione.
( 🖌️ )
Recuperata la sua fiducia, mi appropinqui al cavalletto, prendendo la grafite per tracciare le linee guida del quadro. Mi piaceva dipingere nudi, l'eleganza del corpo, quel che volevo dire ; era impossibile che l'erotismo non invadesse la stanza. Una volta spogliati di quello, però, rimanevano soltanto le persone e le loro storie. Riuscivo a leggere Lily anche da quella distanza, scrutandola attentamente da testa a piedi prima di cominciare ad abbozzare.
‹ Guardami diritta negli occhi, alza il mento. Per il resto, sei nella posizione perfetta. ›
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Essendo sia umana che animale, avevo un'istintualità molto forte; passavo dall'essere timida all'essere spavalda in poco tempo, senza ragionarci troppo e viceversa. Dal momento che mi aveva detto di prendermela con comoda, impiegai dieci minuti buoni per prepararmi psicologicamente / e / spogliarmi;

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indumento per indumento, fino a rimanere completamente ed irrimediabilmente nūda. Abbandonai l'appendiabiti, dirigendomi verso quel piccolo piedistallo. Scaliti i scalini, rimasi lì, impacciatissima, in cerca di direttive. ‹ Voglio essere sincera con te: ho sempre detestato il mio corpo... Possiede delle curve inesistenti, ma confido nella tua bravura e sono certa che, pennellata per pennellata, riuscirai a farmelo vedere con occhi diversi. ( ... ) C'è qualche posa in particolare che dovrei adottare? ›
( 🖌 )
Mi sarebbe piaciuto ammettere di non aver avuto l’istinto di guardare mentre, lentamente, Lily si stava spogliando. Per quanto evitassi la sessualizzazione, non poteva desistere totalmente dall’erotismo: avevo scelto questo soggetto come espressione, il tassello mancante alla società che lo condannava, contemporaneamente esaltandolo. Trattenni il respiro mentre cercavo di concentrarmi sul fissare la tela al cavalletto, scostando il chiodo dietro di esso e stringendo i pioli ai lati. Quando Lily fu pronta, piegai il quadro a tre quarti da lei e me ne misi parallela, ma più che le sembianze da lei adottate ne osservai il viso intimidito.
‹ Spoiler: nessun corpo è perfetto, ma al contempo ognuno lo è. Il tuo, Lily, può parlare più di tanti altri. Per questo che ho chiesto a /te/ di posare, non ad un’altra modella. ›
Ero convinta delle mie parole, sempre più man mano che mi uscivano dalla bocca. Quando dipingevo un mio progetto era perché volevo che comunicasse, non dovevano soltanto soffermarcisi davanti. Dovevano leggere la storia dipinta dietro, che io avrei scritto in ogni pennellata. Impastai il colore con le setole per ammorbidirlo, poi appoggiai la tavolozza su un sostegno per avvicinarmi a lei. Le accarezzai le spalle nude con le mani, in un tentativo di rassicurarla. Speravo di riuscirci, anche se non ero molto espressiva ; per questo non ero mai un mio soggetto. Lei, invece, era perfetta. Sentivo provenire tante parole dalla sua carne, che per poco non fui io ad appesantire il respiro stavolta.
‹ La posa deve essere quella che ti fa sentire te stessa, senza nasconderti. Se può farti sentire meglio, Lily, sappi che sei una bomba. ›

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‹ Ho notato; succede spesso, quando dipingi o stai per dipingere. Essendo la tua più grande passione, ti induce involontariamente ad isolarti / più del solito. / › forse avevo parlato troppo, ma non riuscivo a tacere i miei pensieri alle persone più importanti per me; Izzie era una di queste. Nel

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momento in cui si avvicinò, scostandomi le ciocche dietro le orecchie, arrossii; non ero abituata al tocco gentile e delicato di una donna. Cara, la mia ex, non mi aveva mai fatto mancare niente / sotto certi aspetti /, ma era da mesi che non facevo niente con nessuna. E dunque, ecco il motivo di quella irragionevole reazione. ‹ ── va benissimo. Lascio i vestiti qui? ›
( 🖌 )
Nel momento in cui Lily pronuncio quella considerazione, non risposi in altro modo che con un accenno del capo. Sapevo pienamente avesse ragione, ma non mi sentivo affatto in colpa per la mia tendenza ad isolarmi: l’avevo sempre avuta, era il mio innocuo segreto per prendermi i miei spazi. Far entrare una persona nel mio piccolo mondo era sempre stato difficile, spesso venivo fraintesa, mentre altre ancora non lasciavo spazio a confusione. Spesso ero diretta, troppo, ma era difficile che fosse per cattiveria ; la lingua correva più veloce del cervello.
Comunque, abbassai lo sguardo e nel farlo non riuscii a non osservare il corpo di Lily, ancora vestito. La fantasia era sempre stato uno dei miei punti forti, ma non avrei mai potuto immaginarla nu’da senza che fosse lei a mostrarlo: non ero mai stata così. Mi chiesi che cosa avrei visto sotto quella camicia dal taglio squadrato, se sarebbe sembrata più alta mostrando la sinuosità dell’essere donna, ma zittii ogni pensiero rendendomi conto di aver esitato a lungo.
Le indicai la cattedra, sulla cui destra cui c’era un attaccapanni, accanto l’ingresso.
‹ Cercherò di essere più presente, quanto possibile per me.
Nel frattempo appendi lì tutto, se hai bisogno di più spazio utilizza le superfici libere che vedi. Prenditi il tempo di cui hai bisogno, quando sei pronta cominceremo. ›
Dovetti fingere di non aver notato quel sussulto, timida come era non avrei voluto metterla a disagio. In una situazione diversa mi sarebbe piaciuto, avrei insistito su quel particolare, ma Lily era mia amica. Come, del resto, entrambe eravamo umani e animali.

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Izzie mi aveva proposto da farle da cavia per un ritratto, se così si può dire; così mi diressi in una delle tante aule d'arte a disposizione degli studenti ─ per essere più specifici, in quella che mi aveva indicato lei per messaggio. Quella sarebbe stata la prima volta in tutta la mia vita che

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avrei posato nūda. Un po' mi vergognavo, ma ad un'amica non avrei mai potuto dir di no; inoltre ero curiosa. Ritenevo potesse essere un'esperienza diversa, stimolante. ‹ Ciao, Izzie; spero di non essere in ritardo. ›
( 🖌️ )
Da quando avevo spedito quel messaggio a Lily, quella mattina, non avevo fatto altro che mischiare colori. Guardavo la sua immagine profilo sui social per decidere quali tonalità associare alla sua pelle, alle sue labbra e i capelli ; ogni volta che avevo scelto una palette, cominciavo da capo. Avrei utilizzato la tecnica acrilica, le cui pennellate sarebbero state corpose e forti, come quello che volevo esprimere di lei. Una combattente dietro un corpo minuto, ma non per questo meno forte di altri.
Quando Lily entrò nell'aula indicata avevo ormai predisposto la mia scelta cromatica, decidendo all'ultimo che —se necessario— l'avrei adattata al momento. Alla fine, non avevo davvero bisogno di un vantaggio: avevo tutto il tempo che volevo.
‹ Lily, buongiorno. Non preoccuparti, anche se fosse avevo perso la concezione del tempo. ›
Mi sgranchii la voce con un profondo mugolio, solo allora mi accorsi che la mano sinistra era soggetta ad un tremolio. Ero curiosa, ad essere sincera. Ero tremendamente curiosa di vedere Lily /oltrepassando/ quello che già conoscessi. Che poi il corpo umano avesse i suoi effetti indesiderati, era una conseguenza studiata: ma l'arte non poteva esistere o essere provocatoria senza andarci incontro. Mi avvicinai alla mia amica, scostandole amabilmente le ciocche di capelli dietro le orecchie. Volevo che il viso si vedesse bene, protagonista di molte mie opere.
‹ Dovresti posizionarti sulla pedana lì, nel centro della sala. Se dovessi sentirti a disagio o dovesse venirti un crampo stando ferma non esitare a dirmelo, d'accordo? Non sono /ancora/ un aguzzino. ›

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ɪғ ʏᴏᴜ ᴡᴀʟᴋ ᴛʜᴇ ғᴏᴏᴛsᴛᴇᴘs ᴏғ ᴀ sᴛʀᴀɴɢᴇʀ, ʏᴏᴜ·ʟʟ ʟᴇᴀʀɴ ᴛʜɪɴɢs ʏᴏᴜ ɴᴇᴠᴇʀ ᴋɴᴇᴡ ʏᴏᴜ ɴᴇᴠᴇʀ ᴋɴᴇᴡ. 01

⌙ ғᴜʟʟ ɴᴀᴍᴇ
Elizabeth, Chande.
Il suo nome intero è l’unione perfetta tra colonizzazione inglese e origini native americane, misto tra l’eleganza e il potere derivante dalla Regina d’Inghilterra al cognome di derivazione indiana. Nella lingua originaria del padre, il quale scelse tale nominativo, Chande significa ‘allegro’ e ‘amichevole’, ma dedito a dover subire sensibilità al mondo.
⌙ ɴɪᴄᴋɴᴀᴍᴇs
izzie, Lizzie, Liz, Izy. Più rari sono: Eliza, Liza, Elsa.
⌙ ʙɪʀᴛʜᴅᴀʏ
23 September, 2001
Il giorno dell’Equinozio d’Autunno. Il periodo dell’anno in cui attiviamo il nostro nuovo ciclo di crescita, rappresenta il momento in cui dobbiamo riconoscere l’abbondanza come stato naturale dell’essere. Quando diventiamo silenziosi e riposiamo, stiamo lasciando emergere la nostra visione più ampia.
⌙ ᴢᴏᴅɪᴀᴄ
Bilancia.
È un segno d’arianel quale prevale lo stimolo mentale a discapito delle emozioni e del lato pratico della vita. Segna letteralmente una demarcazione sul sentiero dell’evoluzione delle stagioni, un passaggio obbligato per entrare nell’inverno, un periodo di letargo, di calma e di pace. I nati sotto il segno della Bilanciasono molto discreti, ma gli piace essere apprezzati e attirare sguardi di ammirazione.
⌙ s/ᴏ
La definizione che la descrive meglio, tra le tante, è quella di omoflessibile.
Ha una predilezione a relazionarsi con il gentil sesso, attratta dalla sinuosità femminile e dalle forme morbide, ma in rari casi può trovare appetibile fisicamente il corpo maschile.
Aromantica, non si può dire che non credi nel concetto di amore. Semplicemente, Elizabeth crede di non poterlo provare nonostante le relazioni avute, prettamente fisiche: nessuno ha smosso in lei un sentimento superiore all’affetto.
⌙ ᴘᴀʀᴇɴᴛs
Figlia di Meeko—procione grigio stretto alla nativa indiana Pocahontas, guerriera per i diritti dei pellerossa in America— e Naka, donzella che in vesti ferine è un orsetto lavatore dal manto rosso. Elizabeth è la prima figlia femmina della coppia, la quale cresce i pargoli con amore e dedizione, cercando di stare dietro a tutti. Le vengono insegnate le tradizioni del popolo natio americano, il collegamento spirituale tra uomo, animale e natura, che lei porta tutto nel suo gruppo genetico. Tutto quello che può trovare nelle lande dedicate al suo popolo però non è mai abbastanza, così come l’amore dei genitori. A loro grata, non eredita però il loro carattere altruista e amorevole, da subito mostrandosi più riservata nei rapporti umani.
⌙ ʀᴇʟᴀᴛɪᴠᴇs
Lizzie è la figlia di mezzo, l’anello di congiunzione tra i fratelli maggiori —ormai giovani uomini— e i gemelli più piccoli, un maschio e una femmina. Se gli altri nonostante pecche caratteriali sono più espansivi e fisici, lei trattiene questa caratteristica.
( . . . )

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ɪғ ʏᴏᴜ ᴡᴀʟᴋ ᴛʜᴇ ғᴏᴏᴛsᴛᴇᴘs ᴏғ ᴀ sᴛʀᴀɴɢᴇʀ, ʏᴏᴜ·ʟʟ ʟᴇᴀʀɴ ᴛʜɪɴɢs ʏᴏᴜ ɴᴇᴠᴇʀ ᴋɴᴇᴡ ʏᴏᴜ ɴᴇᴠᴇʀ ᴋɴᴇᴡ. 02

⌙ ʙɪᴏ
L’infanzia di Lizzie procede come una qualsiasi, dove la bambina si trasforma lentamente in una ragazza. A differenza della sua famiglia, la fanciulla ha una predilezione per la solitudine: è lei a scegliere quando e come cercare compagnia della sua famiglia, o addirittura degli amici che si ritrova.
Il suo sguardo va oltre quello che le lande possono offrirle, desolate al punto che la sua via di esplorazione e fuga diviene la pittura. Elizabeth impara a raccogliere elementi dalla terra per generarne colori, tramite il web inizia a studiare i solventi, i pigmenti e crea quadri lungo le rocce delle vallate. La creatività esprime tutto ciò che lei, da sola, non riesce —e non vuole— esternare, al punto da divenire una passione. Negli anni di crescita il suo stile muta, demarcando nel mezzo delle pennellate la mancanza di un qualcosa di indefinito in lei, un pezzo mancante.
Cresce affiancata dai figli di Pocahontas, che si prestano senza indugio al suo carattere insolito per il luogo; in particolare modo la figlia, una bellezza dai capelli scuri e lunghi come la madre. Divenute adolescenti, le due finiscono per condividere la prima volta, che inizialmente spaventa la giovane Elizabeth, ma poi diviene il tassello per completare il puzzle. La sessualità repressa è un concetto che può rappresentare pienamente la decadenza, il desiderio, la fragilità del corpo umano; inizia a dipingere lei, nuda, su tela. Questi quadri non saranno accettati di buon grado dai genitori di entrambe, che cacciarono di casa Lizzie per aver prodotto tali oscenità: l’omosessualità non è naturale. Ferita, ma conscia di se stessa, la giovane donna sente di aver finalmente completato il suo scopo. Approfitta della piccola eredità lasciata dai genitori per cavarsela da sola per viaggiare, scostarsi in grande città come New York, Londra, Berlino, Roma e Barcellona, per esplorare l’arte passata, moderna e contemporanea e studiarla. Si appassiona in particolare modo al pittore e incisore austriaco Egon Schiele, che nelle proprie opere mette tutto il distruttivo erotismo umano.
Segue la sua scia pittorica, ma a proprio modo: si iscrive ad un accademia d’arte terminando così i quattrini per vivere, ma vince la borsa di studio per terminarla. Con il suo diploma e la sua rendita alla vittoria di un paio di concorsi, decide si investire ulteriormente su se stessa e decide di iscriversi a un college, seguendo infine il Disney. Non tornerà mai alla sua terra natia, speranza dei genitori qualora fosse rinsavita: fa della propria sessualità un’arma a doppio taglio, addirittura la propria identità.
( . . . )

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ɪғ ʏᴏᴜ ᴡᴀʟᴋ ᴛʜᴇ ғᴏᴏᴛsᴛᴇᴘs ᴏғ ᴀ sᴛʀᴀɴɢᴇʀ, ʏᴏᴜ·ʟʟ ʟᴇᴀʀɴ ᴛʜɪɴɢs ʏᴏᴜ ɴᴇᴠᴇʀ ᴋɴᴇᴡ ʏᴏᴜ ɴᴇᴠᴇʀ ᴋɴᴇᴡ. 03

⌙ ʙᴏᴅʏ ɪᴍᴀɢᴇ
Alta un metro e sessantasette, il viso di Elizabeth è incorniciato da una frangia. Folti caapelli biondo rame le superano le spalle, morbidi e poco mossi, tra cui spiccano due cangianti occhi Hazel: tra il verde ed il nocciola, profondi e insofferenti. Ha labbra carnose naturalmente pescate, una carnagione pallida per la sua origine, ma abbronzata, impreziosita da piccole lentiggini che — come diamanti — si incastonano alla pelle liscia e morbida. Il nasino diritto e il volto arrotondato, quel che più importa sono le mani: ha dei calli alla falange del pollice sinistro, che utilizza come appoggio per il pennello. Le unghie curate, il vestiario semplice ma preciso, spesso e volentieri sui colori crema e del beige; utilizza tonalità più vivaci ed esasperate cerando opere, mentre lei si ritiene out of Colors, fuori dalla scala dei colori. Nel complesso appare come una giovane donna affascinante, maliziosa a modo suo.
In forma animale, il suo manto assume il colore ramato della chioma. Le unghie diventano scure e lunghe, la maschera candida e le striature caffellatte.
⌙ ᴘᴇʀsᴏɴᴀʟɪᴛʏ
Enigmatica ed impassibile, spesso la personalità di Elizabeth può essere descritta come solida, dura. Predilige la solitudine, se non compagnie scelte; in caso di attrazione, tira fuori una malizia che normalmente non le appartiene. Nonostante appaia a tratti scorbutica e di poche parole, possiede in sé un’ironia erudita e affilata, un’indole offensiva. La sensualità è un’arma su cui ripiega solamente nel momento del desiderio, prima ancora è l’intelletto a scalfire le superfici altrui. Intrigata dal mondo creativo, crede che vivere come i grandi artisti sia la chiave per comprenderli; in certi casi si presta a fumare, assumere chissà quali sostanze per vedere quel che loro intendevano del mondo. Ironicamente pensa di riuscirci, anche se si concede saltuariamente al male.
[ Le role approfondiranno. ]
⌙ ᴛᴏᴘɪᴄs
› Totalmente dipendente dal caffè, Lizzie ne è totalmente soggiogata. Ne beve a quantità industriali ogni giorno, portandosi in studio almeno due bicchieri d’asporto grandi e bollenti.
› La relazione con la figlia di Pocahontas terminò con il loro allontanamento, alla sua partenza. Non ebbero mai l’occasione per dirsi addio, stabilire cosa fosse rimasto di loro.
› Sa creare i materiali da sola, ma nel tempo si è affidata ai seguenti per la resa desiderata: acrilici e gouache, un composto simil tempera totalmente opaco, più resistete e stratificabile.
› Lavora part time alla galleria artistica ‘I colori del vento’, approfittandone per approfondire sull’arte contemporanea. Non ci potrebbe essere lavoro più adatto a lei, che si prende la briga di fare da cicerone ai turisti e sistemare gli archivi.
( . . . )

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ɪғ ʏᴏᴜ ᴡᴀʟᴋ ᴛʜᴇ ғᴏᴏᴛsᴛᴇᴘs ᴏғ ᴀ sᴛʀᴀɴɢᴇʀ, ʏᴏᴜ·ʟʟ ʟᴇᴀʀɴ ᴛʜɪɴɢs ʏᴏᴜ ɴᴇᴠᴇʀ ᴋɴᴇᴡ ʏᴏᴜ ɴᴇᴠᴇʀ ᴋɴᴇᴡ. 04

› Offre la propria dote per ritratti su richiesta, facendosi pagare per arrotondare lo stipendio e pagarsi da sola l’istituto.
› Fin da bambina ha seguito dei corsi di Taekwando, arte marziale coreana etichettata come sport da combattimento. Ha sviluppato una grande dote.
› Ha un tatuaggio tribale dietro la scapola sinistra e due piercing: il nostril e il nipple.
⌙ ғᴀᴄᴜʟᴛʏ
Discipline artistiche, pittura e disegno tecnico.
⌙ ғᴀᴄᴇ ᴄʟᴀɪᴍ
Debby Ryan.

Language: English