@starsgraveyard

les jours ils reviendront.

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rq. And it is the sense of everything.

[…] Preservo la mia persona ma non mi risparmio, combatto il fraintendimento che mi perseguita come una calamitosa maledizione comunicativa e mi ricordo di quanto fossi dissinnamorato di questa vita per quanto non la ritenessi alla mia portata, per quanto abbia imposto prolunghe all'animo fino allo sfinimento prima di rendermi conto di essere solo affetto dall'empatia. Ironico esistenzialismo quello che mi sono scelto, dove sostengo di non possedere mezzi così scadenti da far alterare volutamente questa immagine che continuo ad affinare purché sia l'effettivo riflesso dei miei componenti. È frustrante come l'osservazione mi faccia notare colori che io non ho scelto, posto in una cornice che non mi rispecchia, accostato ad una didascalia che porta lontano dall'ideologia e mi snaturalizzi, facendomi diventare lo stereotipo che racchiude tutte le becere morali da cui mi ravvedo con scetticismo cronico, ossessivo, midollo cinico di una base fatta di mero decadentismo romantico di cui non so nemmeno più cosa farne. La trasparenza obbligata, la scelta responsabile di rappresentare ogni cosa persa e fare proprie quelle sconosciute perché inspessirsi con egoismo e solo per interesse per me è inevitabile, adempire alle mie esigenze è divenuto essenziale quanto nell'attesa di poter vivere nella comprensione e condivisione con un angolo di trecentosessanta gradi.

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rq. What no one knows about you.

Non corrispondo. Sono diametralmente incorrisposto dalla pelle che abito, dai nomi che porto, dalle identità ed ideologie che mi hanno formato, cresciuto, lasciato e allo stesso tempo ne sono il poliedrico risultato medesimo. Concettualizzo lo stesso paradosso racchiuso nel contenitore biodegradabile che è altro oltre la struttura ossea e riverbera nelle stesse onde che fanno da canale bianco quanto da mareggiata su di una spiaggia deserta; eppure così piena ed affollata dalle canzoni di Elvis e Johnny Cash. Il sole non è un problema, le piante dei piedi non bruciano e la ricerca dell'ombra rimane solo nell'angolo più remoto della mente insieme alle stelle, alle tragedie e a quelle poesie a lume di candela, allo spazio relativo tra le mani quando gli indici erano intrecciati perché la distanza non conta quando i cuori sono vicini. Inconcludente, un perpetuo rimarcare le stesse righe di un libro che ha la parvenza dell'infinito, puntellando questioni invece che piegarne un angolo – come se potessi distorcerti a tua volta, una perpendicolarità delle spalle verso il basso che sai di non poterti permettere: perché costa troppo il tempo, i gesti ma specialmente le parole che hanno un eco sbiadito di toni e calori che non ritorneranno – ed imparo a prendere appunti, a deturpare la cellulosa pur di non ripetere quella storia nuovamente, preferendo il pennarello alla matita perché per me è tutto inevitabilmente indelebile. [...]

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word of the day.

bunny-ish
• Weltschmerz, ‹ vèltšmerz › s. m., tedesco [« dolore ( schmerz ) del mondo ( welt ) »]
Dolore universale: il perpetuo, inevitabile dolore che accompagnerebbe la sorte degli uomini, secondo una visione del rapporto tra individuo e natura caratteristica della sensibilità romantica e in base alla quale la realtà del mondo entrerebbe in dolorosa contraddizione con la soggettività e la libertà dell’uomo; il “dolore cosmico” provato da colui che si rende conto che la realtà fisica non può soddisfare i bisogni della mente; il termine è usato per la prima volta dallo scrittore tedesco J. P. Richter ( 1763 - 1825 ) con riferimento al poeta inglese Byron e fu diffuso in Europa da filosofi ed intellettuali romantici.

rq. Let yourself go through the pages of a book.

[...] Les horaires de la vie devraient prévoir un moment, un moment précis de la journée, où l’on pourrait s’apitoyer sur son sort. Un moment spécifique. Un moment qui ne soit occupé ni par le boulot, ni par la bouffe, ni par la digestion, un moment parfaitement libre, une plage déserte où l’on pourrait mesurer pénard l’étendue du désastre. Ces mesures dans l’œil, la journée serait meilleure, l’illusion bannie, le paysage clairement balisé. Mais à penser à notre malheur entre deux coups de fourchette, l’horizon bouché par l’imminente reprise du boulot, on se gourre, on évalue mal, on s’imagine plus mal barré qu’on ne l’est. Quelquefois même, on se suppose heureux. • Au bonheur des ogres, Daniel Pennac.

rq. Come here, turn off the light, calm me.

❝ È un parallelismo atavico appartenente ad una remota vita, la mano che si depone e sosta mentre l'animo turbato si riflette nella quiete che le appartiene; torbido mogano ai confine del nero pece, gemme incastonate nella mandorla, calda comprensione adagiata in sfumature silvestri. Richiama a sé il tormento che non trova pace, allieva nel silenzio di una voce troppo lontana per essere ricordata, in una rifinita carezza dal sapore di eterna speranza. ❞

rq. Tell me, tell me an extract of you, what you love, what you hate, if in the morning the coffee kisses your mouth and the sun's rays are reflected on your bare back.

Vesto spoglie che mi appartengono quanto mi disappartiene questa realtà che sono costretto a vivere pienamente in dissociazione. Riconosco ogni percettibile emozione e materia, le somministro gradualmente alle cellule che mi compongono per assimilare quei corpi estranei che mi flettono in nostalgia sotto la volta celeste invariata dal tempo. Decado romanticamente in un limbo di affetti e fastidi, accettandoli per questo sentore estraneo che mi forma e che è miracolo quanto condanna, rendendo personale anche ciò che non dovrebbe accarezzarmi ma che inevitabilmente empatizzo sintomaticamente per natura. Assidua è la mia ricerca dell'accettazione, nell'attenta ed avida comprensione dell'ignoto che risiede in ogni cosa, dove l'ignoranza pretendo che si colmi della meraviglia che risiede nella gioia quanto nel dolore. La bellezza ed il suo agglomerato di perfetta imperfezione, insieme alle sue incoerenti fattezze in cui dilagano le conseguenze delle aspettative e delle esperienze, è deposta come io mi depongo sul ciglio della panoramica osservazione del mondo: silentemente.

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